«Il degrado? Non ci serve una guerra urbanistica»
Al contrario dell’assessore Vandelli, il consigliere regionale Pd Giuseppe Boschini non vede nel Psc il mezzo più idoneo: «Servono interventi più snelli e immediati»
Dopo la nostra inchiesta sul degrado, che ha messo in luce come ancora, a Modena, ci siano zone di profondo degrado lasciate da cantieri incompiuti e zone mai riqualificate, si allarga il dibattito sulle sfide urbanistiche che attendono Modena nei prossimi anni. Giuseppe Boschini, consigliere regionale del Pd, non la pensa proprio come l'assessore Anna Maria Vandelli, che ha posto proprio nel Psc tutti i termini della scelta sul futuro: «Modena ha bisogno di tutto ma non di una nuova “guerra urbanistica”. È tempo di parlare dei problemi della casa, delle aree dismesse senza polemiche, con un dibattito sereno e di merito, perché è una cosa importante per il futuro della gente»
Allora, partiamo dal degrado della zona Ex Mercato: possibile che non si possa trovare una soluzione a breve termine? Rimandare tutto al Psc non rischia di avere tempi troppo lunghi?
«È chiaro che la zona è stata “pianificata” tanti anni fa, oggi l'edilizia è ferma, il mondo è cambiato. Però un nuovo Psc raramente si chiude in meno di 5-6 anni, e poi c'è la fase attuativa… Qualcosa si potrebbe già fare oggi: ad esempio, dopo quanto fatto utilmente per sbloccare la storia non bella dell'ex-Consorzio Agrario/Esselunga, adesso è davvero un peccato non riuscire a “tirare in porta”, insieme ai privati coinvolti».
In quale aree si dovrebbe intervenire con più efficacia?
«Penso che parlare di singole aree non sia sufficiente. Certo, sappiamo da anni che ci sono punti specifici di sofferenza, come i quartieri artigiani o zone ex-industriali come Ponte Alto e le Fonderie. Ma non parliamo abbastanza del fatto che, a Modena come in tante città italiane, c'è un problema più generale di “tessuto urbano”: abbiamo tutta la zona abitativa della prima periferia costruita negli anni 50-60 che ha bassi standard urbanistici, pessima efficienza energetica, nei prossimi decenni diventerà un problema serio, dovrebbe essere una nostra priorità già oggi»
Ma i soldi per intervenire dove sono…?
«Certo, i privati ne hanno pochissimi, i Comuni anche meno, servirebbe una legge nazionale sul recupero urbano. Anche le Fondazioni bancarie avrebbero un fondo per questo. Ma si può fare tanto anche lavorando sulle norme urbanistiche: semplificare le autorizzazioni, incentivi economici al recupero, per esempio lavorando sugli oneri di urbanizzazione o sugli sconti alle tasse locali per chi ristruttura. Qualcosa ha già fatto il governo nazionale, ma anche in Regione stiamo lavorando a riscrivere la legge regionale “urbanistica”, importantissima, e proprio in questa direzione».
Il problema è sempre quello della casa: a Modena c'è una casa popolare ogni 71 abitanti come ha dichiarato l'assessore Urbelli. Più un vantaggio o uno svantaggio?
«A Modena, grazie alle politiche Peep, abbiamo meno tensione abitativa che altrove. I problemi sono per chi non arriva a comprare casa: l'Erp c'è, ma è poco dinamico, in Regione stiamo rivedendo le regole per evitare che nelle case popolari restino per anni persone con redditi molto superiori a chi sta fuori in lista d'attesa… Ma c'è una “fascia grigia” di giovani che non è né da Casa popolare né da Peep: nel 2013 il Consiglio Comunale approvò un Piano Abitativo Sociale che guardava proprio a queste fasce, con molte idee e proposte utili. Mi spiace molto non se ne senta più parlare. Forse, per non rinviare troppo, si potrebbe ripartire da lì».
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