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Migranti, nuova ondata anche a Modena

di Gabriele Farina
Migranti, nuova ondata anche a Modena

Mentre si attende la risposta al bando per 385 persone si profilano altri arrivi. Gli operatori: trovare posti non sarà facile

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MODENA. Arrivano nuovi rifugiati anche a Modena. La città saprà accoglierli? Lo abbiamo chiesto a chi ne ha fatto un servizio se non una missione. «Siamo già arrivati al massimo», ha esordito Elena Oliva. La donna è il presidente della cooperativa Caleidos.

«Abbiamo già 780 persone - ha ripreso Oliva - ne dovrebbero arrivare circa settanta la settimana prossima. Un’ipotesi potrebbe essere ridistribuire in modo equo i nuovi arrivi». Secondo cifre regionali nel nostro territorio provinciale ci sarebbero 841 profughi. La cifra è in costante aggiornamento, tanto che il totale è già stato superato. «Abbiamo accolto 82 persone - ha ripreso Alberto Garretto - e sono arrivati nuovi rifugiati, con cui stiamo già lavorando. Dobbiamo farlo, non c’è un piano B». Garretto è il presidente della cooperativa L’Angolo, a cui Oliva ha domandato una mano per dividere le nuove persone in arrivo nel nostro territorio. Tra una settimana scadrà un bando che potrà vedere le due cooperative ancora come concorrenti. Si tratta di una gara disposta dalla Prefettura, guidata da Michele Di Bari, per l’affidamento di 385 cittadini stranieri richiedenti protezione. Il termine per presentare la domanda scade a mezzogiorno di lunedì. «Non sappiamo ancora se parteciperemo - ha ripreso Garretto - lo decideremo domani in una riunione del consiglio d’amministrazione». «Non posso rispondere - ha replicato Oliva - sarebbe turbativa d’asta». Fatto sta che resta un problema, richiamato dalla Caritas. «Esistono i luoghi fisici per accoglierli?». La domanda è stata posta dal vicedirettore dell’associazione, Federico Valenzano. Una risposta è stata già data da Oliva: «siamo arrivati al massimo». Papa Francesco ha lanciato un appello per accogliere i migranti nelle parrocchie. A livello locale la proposta è stata ripresa dal vescovo, don Erio Castellucci. «Servono persone esperte - ha ribadito il presidente della cooperativa Caleidos - tanto che il ministero dell’Interno ha fornito un elenco di buone prassi a cui le cooperative sociali devono attenersi». «L’attività di accoglienza è difficile - ha aggiunto il collega de L’Angolo - se non è svolta in modo professionale: un conto sono le attività svolte all’interno delle parrocchie, un altro è l’accoglienza fatta in modo professionale».

La replica non s’è fatta attendere. «Non è possibile accontentarsi dei professionisti - ha ribadito Valenzano - e con i rifugiati vale ancor più di altre situazioni. Come Caritas non vogliamo distinzioni manichee, cioè evitare i professionisti o dare tutto ai professionisti. Ci sono condizioni che vanno seguite a tutte le ore, ma quando si tratta di dialogo e integrazione o s’è tutti uniti o la sfida è persa in partenza. È vero che non si può improvvisare, ma serve un risveglio della cittadinanza». Il vicepresidente non ha dato cifre precise, riconoscendo che si tratta di «decine di persone» accolte in progetti organizzati con le parrocchie. Non è mancata una “scaramuccia” tra i due diretti interessati. «La cooperativa L’Angolo s’è sempre occupata di tossicodipendenza - ha detto Oliva - la gestione è una scelta rischiosa che può avere un grosso impatto. Abbiamo un’esperienza di venticinque anni, il “fai da te” in generale non è percorribile. Siamo comunque disposti a collaborare con gli altri gestori. Le regole della gara sono fatte dalla Prefettura. Un’accoglienza non adeguata può portare a problemi di ordine pubblico. Abbiamo moltissimi profughi impiegati in lavori di pubblica utilità in tutta la provincia».

Garretto ha difeso l’impegno della cooperativa da lui diretta. «Facciamo svolgere alle persone che seguiamo stage in attività logistiche - ha garantito il numero uno de L’Angolo - c’è anche un progetto per i lavori socialmente utili. A Modena abbiamo circa otto, dieci persone che si prendono cura dei rifugiati. Poi ci sono i volontari che danno una mano. Il Comune ha fatto finora tutto il possibile». A piazza Grande si ricollega Porta Aperta. «Se il Comune ci chiede una mano - ha esordito Alberto Caldana, consigliere dell’associazione - noi siamo a disposizione, come già abbiamo fatto con i quarantacinque pakistani che abbiamo seguito. A mio avviso una soluzione potrebbero essere i corridoi umanitari». «Sarebbero una bella strategia - ha riconosciuto Garretto - ma il quando è una bella domanda. È un problema politico, tecnicamente non è particolarmente difficile».

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