Gazzetta di Modena

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«Serve una fondazione per il decollo di Sassuolo»

di Alfonso Scibona
«Serve una fondazione per il decollo di Sassuolo»

L’ex assessore Schenetti: «Superato il modello storico di produzione ceramica Ci vuole un luogo simbolo, un centro congressi che ci renda capitale nel mondo»

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Una fondazione mista, pubblico-privata, per far diventare Sassuolo la vera capitale mondiale della ceramica.

Un progetto che porti Sassuolo a polo d’attrazione per il turismo industriale facendo diventare le fabbriche un “luogo del pensare” e piccoli parchi scientifici di ciò che è e che sarà la ceramica italiana.

Si tratta di un progetto ardito al quale sta lavorando da tempo Gregorio Schenetti, assessore alla “città distretto” ed ideatore di Ceramicland, del quale a breve verrà presentata la seconda edizione.

«Un distretto come quello sassolese -spiega Schenetti – ha bisogno della cultura giusta, quella con la C maiuscola mentre ad oggi sul territorio ci sono fior fiore di aziende, fior fiore di gruppi , più o meno concentrati e tutti capaci di fare un bellissimo prodotto. Dobbiamo però metterci davanti e puntare un obiettivo: i distretti, pur ancora di grande interesse e produttività, da soli non bastano più. Prima c’era la produzione che copriva certe carenze, non c’era competizione, c’erano grandi margini; oggi l'impresa deve essere al centro dei territorio e dei suoi cittadini soprattutto con la testa, con le idee».

In che modo si deve ipotizzare il progetto che ha in mente?

«Credo che sul territorio, in un luogo da scegliere, bisogna identificare un’area-immagine del distretto sassolese. Un posto che sia il terminale o, se vogliamo rovesciare il concetto, il punto di partenza di questa nuova filosofia distrettuale. Un posto dove chi arriva dal mondo possa immediatamente capire di cosa si tratta: un museo vero e completo della storia della ceramica, dal secolo scorso ad oggi; un centro congressi che raccolga periodicamente architetti, imprenditori, studiosi a momenti di aggiornamento sull'utilizzo dei nostri prodotti; un centro di preparazione alla posa che non abbia solo i grandi formati come punto di riferimento ma tutta una serie di prodotti che qualificano le collezioni delle nostre aziende, qualcosa che si avvicina più al design degli ambienti piuttosto che colla e abrasivi; un centro direzionale dei servizi post vendita che operi a 360 gradi con destinazione il mondo intero».

Questo cambia il modo di fare ceramica che abbiamo portato avanti fino ai giorni nostri.

«La ceramica vecchia maniera oggi ha dieci, cento, mille concorrenti in tutto il mondo. I nostri prodotti li fanno nell’est europeo, in sud e nord America, in Russia e in Cina. Oggi ci vuole una svolta verso una economia integrata proprio perché siamo ancora i leader mondiali di questo prodotto. Se a sterzare siamo noi, se il passo in avanti lo facciamo prima degli altri continueremo ad averne un vantaggio, altrimenti rischiamo che questo passo lo facciano da qualche altra parte ed allora sarebbe veramente un colpo negativo per l’economia di un distretto che va bene, si riprende, ma deve anticipare i tempi come ha fatto finora», conclude Schenetti.

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