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Morti alla Meta, l’udienza slitta ancora

Morti alla Meta, l’udienza slitta ancora

San Felice. Imputati titolare, tecnico, ingegnere del Comune e sindaco, ma la decisione non ci sarà

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SAN FELICE. C’è tutta l’atmosfera di un nuovo rinvio dell’udienza preliminare che dovrebbe decidere se per i tre morti alla Meta, due operai e l’ingegner Bignardi, ci sia un qualche colpevole.

Oggi infatti è in programma il secondo tentativo di udienza preliminare per i quattro imputati dalla Procura, nell’unica inchiesta sfociata in una richiesta di rinvio a giudizio, dopo tanti proscioglimenti per i crolli e i morti dei capannoni.

Ieri infatti due delle difese hanno presentato delle memorie, che occorrerà ora poter esaminare, da parte del Giudice, della Procura e delle parti civili costituite. Una mossa che comporta il presumibile slittamento - un passo ulteriore verso la prescrizione - a quattro anni esatti da quella tragedia nello stabilimento di San Felice.

Dove, si ricorderà, gli operai erano stati chiamati al lavoro dopo i lavori di messa in sicurezza condotti dal titolare Paolo Preti e dopo che il geometra Claudio Terrieri aveva aperto la prescritta “scia” in municipio. Ma la scossa del 29 ha sorpreso tutti. La Procura contesta a Preti di avere fatto lavori abusivi e incompetenti, e a Terrieri di non aver valutato che in realtà quei lavori avevano irrigidito lo stabile, aggravando i rischi conseguenti ad una scossa, come poi puntualmente è accaduto.

L’accusa è di omicidio colposo plurimo, in concorso con il sindaco Alberto Silvestri e il capo dell’ufficio tecnico, Daniele Castellazzi. I quali a loro volta avevano diramato un provvedimento con il quale si consentiva il rientro in case ed aziende con l’apertura di una banale scia, quando invece occorre che i lavori vengano conclusi e che ci sia - specie in queste situazioni - anche un collaudo, prima di far entrare terze persone.

A sindaco e Castellazzi la Procura contesta anche un falso moralmente gravissimo. Ovvero l’aver sostituito con un illecito abuso delle pratiche di protocollo il provvedimento che consentiva il rientro con l’apertura di una pratica con un provvedimento postumo ma retrodatato che invece chiedeva maggiori garanzie. Un falso che suona come un tentativo goffo di deresponsabilizzarsi, scaricando ogni colpa su Preti e Terrieri.

L’amministrazione si è detta in più occasioni certa di poter dimostrare la propria correttezza, circostanza che le memorie presentate vorrebbero suffragare. Così oggi, dopo qualche spontanea dichiarazione, si prepara un nuovo rinvio.

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