Multiutility: «Il gip ha dato ragione a noi»
«Ipotesi accusatoria non confermata dal giudice» che nel 2015 aveva respinto la richiesta di sequestro
La scorsa stetimana gli investigatori del Corpo Forestale dello Stato hanno notificato agli indagati gli avvisi di fine indagine. E così, accedendo ai fascicoli, anche Hera ha potuto conoscere la portata di un’inchiesta durata due anni, simile peraltro ad altre vicende relative al traffico illecito di rifiuti, reato di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia. Tanto che, dopo le prime segnalazioni, il fascicolo era stato subito trasferito a Bologna. L’inchiesta risulta decollata da alcune segnalazioni, e dal riscontro investigativo che le quantità di rifiuti conferiti alle discariche, inclusa quella di Finale, non erano coerenti con quelle trattabili a Modena.
Lo scorso anno, peraltro, la Dda aveva anche chiesto il sequestro dell’impianto di via Caruso, sul presupposto che fosse necessario interrompere un fenomeno economicamente e socialmente preoccupante. Ma il Giudice delle indagini preliminari quel sequestro lo ha negato, anche se le indagini sono proseguite.
E alle parole scritte nella lunga ordinanza del giudice Hera si appella per contestare l’impianto accusatorio.
«In riferimento al comunicato stampa del Corpo Forestale dello Stato - Comando Provinciale di Modena ed ai fini di una completa e precisa informazione, si evidenzia quanto segue», recita una nota dell’azienda.
«Si contesta in toto l'affermazione che le indagini abbiano evidenziato una situazione di rodata gestione illecita dell’impianto modenese di recupero di rifiuti da parte della società Akron S.p.A., incorporata dalla società Herambiente S.p.A. dal luglio 2015.
Nel suddetto comunicato vengono ipotizzate accuse che peraltro non sono state convalidate dal Giudice per le indagini preliminari sul presupposto che «la ricostruzione ad oggi possibile in forza delle indagini compiute è troppo vaga per affermare che le condotte accertate siano riconducibili entro il paradigma dei reati come descritti nella contestazione provvisoria….» .
Il giudice, poi, aveva soprasseduto al sequestro. Ma dopo la copiosa ed ulteriore raccolta di prove, si è arivati all’avviso di fine indagini: «L’ipotesi accusatoria - sostiene Hera - si fonda su valutazioni e ricostruzioni contraddette dalla documentazione in atti e dalle autorizzazioni esistenti. Occorrerà quindi attendere il rituale confronto processuale delle parti per l’esito di una vicenda i cui contorni devono ancora essere totalmente da verificare». (a.setti)
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