Quella visita con Akron per far vedere un impianto ipertecnologico
Luglio 2013: l’impianto di via Caruso viene eccezionalmente aperto per una vista alla stampa «concessa» dal gestore, Akron Spa, quello che oggi è accusato della maxitruffa alla Regione dalla indagine...
Luglio 2013: l’impianto di via Caruso viene eccezionalmente aperto per una vista alla stampa «concessa» dal gestore, Akron Spa, quello che oggi è accusato della maxitruffa alla Regione dalla indagine della Forestale appena terminata. La società imolese, non ancora inglobata da Herambiente, faceva sapere di avere investito 20 milioni di euro per aggiornare gli impianti in regione. La novità, raccontava Akron, era il nuovo sistema di lettura ottica che permette di riconoscere i diversi tipi di rifiuti suddividendoli in base al materiale.
Ai giornalisti veniva mostrata questa innovazione tecnologica che permetteva di suddividere ancor più i materiali incrementando la raccolta differenziata per il recupero di materiali da riciclo. Akron riferiva ai cronisti che si era arrivati al 93% del totale differenziato, un numero che impressiona (il 7% sono materiali spurii non differenziabili). Si spiegava anche questo sistema avrebbe migliorato le condizioni di lavoro e di vita dei dipendenti dell’impianto perché non sarebbero più stati costretti a svolgere la selezione manuale del materiale da distruggere. I dati snocciolati quel giorno di due anni fa erano impressionanti: 6 tonnellate all’ora passate al vaglio delle macchine tra dosatori, nastri di trasporto veloci, un vaglio rotante e il nuovo magico occhio che seleziona attraverso spettrometri a infrarossi. Per la differenziata non c’era più scampo: ogni materiale prendeva la sua strada del riciclo. Oggi, alla luce di questa indagine della Dda di Bologna che parla di 125 mila tonnellate di rifiuti gestiti illecitamente, cosa era apparenza e cosa realtà quel giorno?
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