Modena. S. Eufemia, ex-occupanti: «Dateci un futuro certo»
Le famiglie e le persone che avevano preso possesso della caserma al Comune: «Non chiediamo elemosina o contributi: trovateci un lavoro per pagare l’affitto»
«Non vogliamo né elemosina né contributi a fondo perduto». Gli ex abitanti di Bonacorsa e Sant’Eufemia protestano, ma a testa alta. In via Galaverna, davanti alla sede dell’assessorato alle Politiche sociali e abitative, gli sguardi sono accesi, carichi di preoccupazioni e speranza. In mano diverse persone hanno una lettera di richieste per il Comune.
«Con lo sgombero non abbiamo perso tutto - affermano nel testo - ci resta ancora la dignità di esigere rispetto». Un valore che dovrebbe essere proprio di ogni persona. «Due settimane fa c’è stato lo sgombero - si legge nel testo - non affatto condotto in modo gentile e professionale, come sostenuto dal sindaco in consiglio comunale; al contrario, è stata un’azione violenta, intimidatoria, che ha spaventato noi e i nostri bambini. Una ragazza di quindici anni è stata picchiata selvaggiamente da un poliziotto e ha riportato una frattura al viso». Rassicuranti gli aggiornamenti su di lei. «Sta meglio, è stata operata - garantisce Maurizio Ercolessi - e non s’è pentita di non essere andata a scuola quel giorno, come consigliava il sindaco».
Maurizio è un ex occupante, come altre settantatré persone. Trenta circa le famiglie in attesa di risposte e con scadenze incombenti.
«Il 10 giugno finiscono i trenta giorni promessi - riprende l’uomo - poi non abbiamo né risposte né rassicurazioni. Ci hanno detto che le famiglie potranno restare dove sono per almeno tre mesi. Poi? Noi abbiamo chiesto un anno di garanzia». C’è chi ha trovato posto in affittacamere, chi è stato spostato in albergo, chi sta da un amico. Alcune famiglie sono state “divise”».
Gli spazi sono sotto sequestro, come parte dei beni. «Abbiamo “rubato” elettricità, acqua potabile e nient’altro - assicura Maurizio - dopo aver ripristinato gli appartamenti. Si stanno spendendo 50-60mila euro inutilmente. A noi non sta bene vadano sprecate risorse. Le attività di sgombero sono costate almeno centomila euro».
La dignità è un valore più volte sottolineato. «Dobbiamo avere le nostre cucine, un frigorifero - aggiunge Maurizio - ma non c’è nessun sostegno economico. Si spendono 40-50 euro a testa per le persone negli alberghi. Se pensate siano persone coscienti e capaci, affidate loro minimo una congrua somma di denaro che sapranno gestire».
«Possiamo pagare 150-200 euro al mese e lavorare part-time - ribadisce Abdelmoula Lazar, anch’egli coinvolto in prima persona - ma devono trovarci per cortesia una sistemazione. Lo chiediamo al sindaco e al prefetto».
Qualcuno aveva un lavoro, ma l’ha perso. «Lavoravo in un’azienda di Soliera - esclama una donna - e prendevo trenta euro al giorno. Dopo lo sgombero ho dovuto rinunciare al contratto perché mi hanno detto che non si possono lasciare i bimbi in albergo». Chiedono anche assistenza psicologica, sistemazioni vicine al centro e abbonamenti ai bus. «Nell’ex deposito carcerario abbiamo perso la socialità - riprende Maurizio - fatta dal doposcuola, dal cineforum, dalle assemblee, dai concerti. Potevamo gestire un posto e coprire le spese con le attività. Andiamo anche altrove, ma dateci un progetto da costruire insieme». La lettera è stata protocollata, si attendono risposte dai vertici. «Torneremo anche domani mattina», garantisce Anna Remitti, pedagoga del Guernica. (g.f.)
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