Herambiente, commissione d’inchiesta
L’ingegnere assorbito da Akron indagato dopo le intercettazioni: avrebbe continuato la truffa sui rifiuti non riciclati
Quando Herambiente ha assorbito Akron - a luglio 2015 - l’ingegnere della società partecipata da Hera e poi inglobata è stato subito promosso. Da responsabile dei 5 impianti di riciclaggio dei rifiuti che Akron gestiva in Emilia, a responsabile di tutti gli impianti analoghi che Herambiente gestiva anche fuori regione.
E se il giudice ipotizzava una interruzione dei reati ipotizzati dalla Direzione Distrettuale Antimafia con l’assorbimento di Akron in Herambiente - tanto da non concedere il sequestro dell’impianto bunker di via Caruso richiesto dalla stessa Dda - la realtà a quanto emerge è stata diversa. Nell’inchiesta condotta dalla Procura Bolognese e dal Corpo Forestale dello Stato risulta infatti che il riciclo fasullo dei rifiuti è proseguito. Eccome.
Rifiuti che venivano raccolti nelle isole ecologiche, nei cassonetti o presso le ditte e che erano sottoposti ad un blando trattamento di recupero, venendo invece inviati alle discariche gestite dal gruppo Hera. In violazione degli obblighi assunti con le autorizzazioni, e soprattutto pagando per quei rifiuti una ecotassa ridotta, in forza di una lavorazione (con recupero del materiale riciclabile) che in realtà spesso non c’era, o era inadeguata.
A suffragare questa tesi le intecettazioni telefoniche che lo stesso giudice ha deciso di procrastinare, così come i risultati delle perquisizioni della Forestale in via Caruso e i riscontri investigativi avvenuti nell’ultimo anno.
Insomma, una partita scomoda, per i reati contestati - traffico illecito di rifiuti e truffa aggravata - per le vittime (la Regione, ma sarebbe più corretto aggiungere i cittadini che praticano la differenziata) e soprattutto per il colosso-multiutility che è coinvolto.
Cinque gli indagati, come riferito ieri: l’ingegnere bolognese in questione, altri due personaggi di Herambiente, l’ex amministratore della Akron di Imola e un dipendnete di una coop di Reggio che vive a Modena e lavora nell’impianto di riciclaggio di via Caruso. Un “fortino”, murato da alberi e dalle due montagne di storici rifiuti della ex discarica, che hanno reso difficili i controlli alla stessa Forestale.
«L’inchiesta della Dda di Bologna sulla gestione di migliaia di tonnellate di rifiuti urbani e speciali nell’impianto Akron di Modena che vede cinque indagati, tra cui tre dirigenti di Herambiente, conferma i nostri peggiori sospetti sulla cattiva qualità della gestione dei rifiuti nella nostra regione, indirizzata più verso la ricerca di profitti per gli azionisti che verso la salvaguardia dell’ambiente e la tutela dei cittadini utenti», attacca il consigliere regionale Giulia Gibertoni, modenese del M5S, che ha presentato una interrogazione a risposta scritta su quanto avvenuto nella gestione dell’impianto.
«La separazione tra raccolta e gestione dei rifiuti ed il controllo pubblico reale su tutta la filiera sono le condizioni minime per garantire un ripristino della legalità».
Nel ricordare le precedenti questioni legate ad Akron, Gibertoni afferma che «questa vicenda merita una specifica commissione d’inchiesta regionale, ora più che mai, visto che i dati su cui si basa il Piano Rifiuti, appena approvato dalla maggioranza Pd, potrebbero essere falsati». (a.setti)
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