San Felice: dà fuoco al palazzo, poi uccide la vicina e si spara nel garage
Il 58enne Enrico Guerzoni riempie la casa di bottiglie incendiarie per costringere la donna a fuggire La affronta sulla porta con pistola, coltello e bastone ma sceglie di risparmiare il nipote di due anni
SAN FELICE. Aveva deciso di farla finita, un gesto estremo che meditava da tempo e che aveva già annunciato a quella famiglia di vicini, arrivata a vivere in via Perossaro Vecchio un anno fa. “Aspettate un mese e vedrete...”, aveva sussurrato sibillino in una delle tante discussioni per motivi di poca entità, il taglio dell’erba nel caso specifico.
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Ma Enrico Guerzoni, 58 anni, una vita ai margini dopo diverse vicissitudini familiari e lavorative, ha scelto di uscire di scena nel modo più violento possibile: uccidendo una vicina di casa - la 62enne Kamaljit Kaur - con almeno un colpo di pistola e dopo averla colpita con un bastone e diverse coltellate. Le ha sparato dopo aver incendiato la casa cantoniera in cui viveva. Una palazzina composta da quattro appartamenti, due dei quali occupati.
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L’unico barlume di ragione Guerzoni sembra averlo avuto quando ha scelto di risparmiare il nipote della donna, abbandonandolo accanto alla nonna ormai morta nei pressi della porta d’ingresso, che aveva provveduto a chiudere con il catenaccio per evitare eventuali tempestivi soccorsi. Che effettivamente sono arrivati pochi istanti dopo l’inizio del devastante rogo, avvenuto intorno alle 15,15.
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Ad accorrere, mentre c’era chi contattava vigili del fuoco e ambulanze, sono state tre persone: il nipote della vittima, il fratello e un ragazzo sanfeliciano. Con spinte e calci hanno abbattuto il grosso portone, salvando il bambino di appena due anni. Poi è scattata la macchina dei soccorsi ufficiali con due ambulanze del 118, la Croce Blu di San Felice e l’elisoccorso che trasporterà Guerzoni a Baggiovara
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in condizioni disperate e dove è stato sottoposto ad un lungo intervento nel tardo pomeriggio. Sul posto arrivano polizia e carabinieri, con la Scientifica dell’Arma che si occuperà dei rilievi, necessari a ricostruire con esattezza quanto avvenuto. L’indagine è invece seguita dal pm Claudia Natalini che ha effettuato un sopralluogo.
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Il piano diabolico
Il sanfeliciano studia tutto nei dettagli. Semina nella palazzina degli inneschi composti da bottiglie di alcool coperte dagli stracci. Sale anche in soffitta. Vuole incendiare tutto, ma non per far morire soffocata la sua vittima. Vuole invece costringerla ad uscire e soltanto quando vede la salvezza, a pochi passi dal portone, la aggredisce, picchiandola, ferendola con un coltello e poi sparandole con una pistola calibro 22, legalmente detenuta.
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Il nascondiglio
Ormai la donna è morta - anche se sarà portata in ambulanza all’ospedale di Mirandola - e così Guerzoni può portare a termine il progetto omicida. Mentre la casa brucia e i primi soccorritori cercano di abbattere la porta d’ingresso, lui scende in una cantina e si spara alla tempia. Ma il colpo non è letale. Per oltre un’ora resta agonizzante fino a quando non viene trovato dai vigili del fuoco che stanno ispezionando le varie stanze. Scattano di nuovo le procedure di soccorso: il 58enne viene caricato in elisoccorso. I carabinieri, intanto, scendono nella cantina degli orrori e trovano la pistola, il coltello e il bastone usati per assassinare la vittima.
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