Modenese ha impiantato il pacemaker più piccolo
Il cardiologo Luca Rossi lavora da ormai sei anni all’ospedale di Piacenza: «È la nuova frontiera, tra poco tempo sarà la normalità». Pesa solo due grammi
MODENA. A Piacenza è stato impiantato il pacemaker più piccolo del mondo e le mani sono quelle del cardiologo modenese Luca Rossi.
Alto come una moneta da due euro, del peso di appena due grammi, il nuovo dispositivo è stato impiantato a un paziente ottantenne con una tecnica mininvasiva.
L’intervento è stato eseguito, appunto, dai cardiologi Luca Rossi e Diego Penela. «Si tratta – spiegano i due giovani specialisti - della prima cardiocapsula al mondo con dimensioni così ridotte».
Il mini pacemaker non necessita di alcun filo o elettro-catetere di connessione: «Questo consente di superare una serie di problemi legati al normale dispositivo monocamerale», commenta Rossi.
Il suo impianto non richiede incisioni nel torace, né la creazione di una tasca sottocutanea eliminando così il rischio di potenziali complicazioni, soprattutto infettive. Si procede direttamente nella cavità cardiaca, attraverso la vena femorale, e senza l’impianto di elettrodi di stimolazione. Una volta ancorato al cuore, attraverso piccoli ganci appositamente progettati, il sistema emette impulsi elettrici che regolarizzano il battito attraverso un elettrodo posto sul dispositivo. La procedura non provoca cicatrici.
Il dottor Luca Rossi - 38 anni, maranellese doc e laureato a Modena - è in forza all’Ausl piacentina da ormai sei anni, da quando si è trasferito per motivi professionali all’ospedale di Piacenza dove è cardiologo interventista in elettrofisiologia: «In pratica - spiega - impianto dispositivi per il controllo del ritmo cardiaco come pacemaker e defibrillatori e faccio interventi transcutanei, chiamati ablazioni, per evitare aritmie».
Domanda campanilistica: perché ha scelto Piacenza?
«Per poter svolgere il mio mestiere, qui mi è stata data la possibilità di farlo».
Quali vantaggi dà questo dispositivo?
«I pacemaker tradizionali hanno due punti deboli: i cateteri coi quali funzionano, dopo qualche anno - dai 12 ai 15 a seconda dei casi - si rompono e inoltre, essendo dispositivi protesici impiantati sotto cute hanno una certa predisposizione ad infettarsi. Il pacemaker leadless, senza catetere, risolve entrambi questi problemi: si impiantano direttamente nel cuore e quindi non c’è nulla a livello sottocutaneo e non c’è nemmeno il catetere, così niente infezioni e niente rotture».
Come cambia la vita del paziente con questo nuovo dispositivo?
«Il paziente non si accorge nemmeno di averlo il pacemaker. I rischi sono praticamente nulli e l’unica complicanza, se così si può dire, è l’ematoma alla vena della gamba dalla quale viene inserito».
Quando questo nuovo pacemaker diventerà la normalità?
«Quando avrà costi inferiori: al momento costa sei volte tanto un pacemaker normale, seimila euro contro mille».
Quanto tempo ci vorrà?
«Speriamo al massimo cinque, sei anni».
Come mai ha deciso di dedicarsi a questa nuova frontiera?
«Proprio perché sono destinati a diventare la normalità e dobbiamo farci trovare pronti».
Mai pensato di tornare a Modena?
«Tornerò a Modena solo se potrò fare il lavoro per il quale mi sono così specializzato in questi anni».
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