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Guerzoni voleva provocare una strage

Guerzoni voleva provocare una strage

Bombola del gas chiusa in extremis da un pompiere. Il testamento: «Odio quegli indiani, lascio casa alle onoranze funebri»

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SAN FELICE. «Sto per fare tutto questo perchè non sopporto più quegli indiani... Nomino mio erede il titolare dell’agenzia di onoranze funebri, purchè si premuri di farmi cremare quando sarà tutto finito...». Enrico Guerzoni, il 58enne ricoverato mercoledì in rianimazione all’ospedale di Baggiovara, piantonato in stato di arresto, ha il cervello trapassato da uno dei due proiettili, il secondo, che si è sparato alla nuca. Ma fino a ieri sera, dopo un’operazione disperata che non gli restituirà la speranza - per così dire - non è stato dichiarato il decesso.

Eppure “Cunina”, come gli amici di una volta chiamavano questo omone ormai burbero e schivo, chiuso nella sua follia, sfuggito ad ogni rete sociale, poteva provocare una strage di proporzioni devastanti.

Della quale si è assunto per iscritto la responsabilità. Annunciandola per il primo giugno. Agli odiati vicini di casa aveva detto da tre settimane che «dal primo giugno potete fare quello che volete».

Soprattuto firmando un testamento fatto di un manipolo di bigliettini, di ultime volontà. Li ha piazzati ovunque, nella casa e nella sua auto, perchè voleva essere certo che li trovassero, alla fine dell’inferno che stava per scatenare. Non solo aveva disseminato la palazzina di via Perossaro Vecchia 538 di bottiglie piene di liquido infiammabile con lo straccio (banali e sostanzialmente inefficaci molotov). Peggio: veva aperto una bombola del gas sul retro della casa. Appena le fiamme l’avessero raggiunta, sarebbe esplosa. Proprio durante le operazioni di soccorso.

Così oggi saremmo qui a raccontare tutta un’altra storia, ancora più tragica della tragedia della follia - amplificata dalla misoginia e dall’odio razziale - che si è consumata mercoledì dopo le 14. Cunina insomma aveva pianificato l’ultimo “spettacolo” nei dettagli, come hanno cercato di ricostruire i carabinieri che ieri hanno effettuato un nuovo accurato sopralluogo nella palazzina con tre allogi - uno era vuoto - sotto sequestro.

Tutto follemente pianificato. Come in uno di quei film che guardava da solo, alla sera, a movimentare una vita ferma al palo. Senza la madre, deceduta pochi anni fa nella casa dei cantonieri della Provincia, costruita nel primo dopoguerra. Senza la moglie e il figlio che tanto tempo fa avevano preso un’altra strada. Con loro rapporti sempre più radi, difficili. E senza nessun altro, perchè ogni altro tentativo di relazione stabile di Guerzoni si è presto dissolto.

Così a salvare tutti dall’esplosione è stato un vigile del fuoco, uno dei primi ad intervenire. Ha sentito il sibilo, il fischio del gas che stava uscendo dalla bombola. Ha intimato agli altri di stare fermi, e lontani. Ha trovato il contenitore e chiuso il gas, scongiurando una tragedia più grande. E salvando almeno le mura esterne della palazzina che in parte potrà andare in eredità all’agenzia di onoranze funebri. In cambio di quella cremazione, sospesa sulla flebile soglia che chiamare vita oggi è... troppo.

Alberto Setti

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