Modena, medaglia agli eroi della Liberazione
In Prefettura il riconoscimento a 48 sopravvissuti che combatterono, agli internati e a chi si è battuto senza armi
MODENA. Don Ivo Silingardi? Deceduto, così come Nino Bonilauri e Bruno Malagoli, eppure idealmente presenti assieme agli altri alla consegna della Medaglia della Liberazione, che ieri in Prefettura ha scandito i momenti più importanti della festa della Repubblica.
Ma per tutti i presenti la commozione è stata grande. A settant’anni dai giorni della Liberazione non resta più neanche la retorica di circostanza nei discorsi ufficiali, ma la gratitudine e la riconoscenza per chi si è sacrificato resta integra. Per questo la consegna della Medaglia della Liberazione è per tutti loro qualcosa che va aldilà dell’orgoglio.
«Non voglio aggiungere altre parole a quelle, chiare ed essenziali, del presidente Mattarella - ha detto tra l’altro il prefetto, Michele Di Bari - Credo che l’esempio che ci danno le persone che noi oggi onoriamo con un riconoscimento pubblico siano un punto di riferimento per tutti. Allo stesso modo questa città e questa provincia sono per tutta l’Italia un modello di coesione sociale, di organizzazione e di forza della solidarietà. Qui i problemi vengono analizzati e affrontati. La tenacia della gente modenese, la voglia di reagire a qualsiasi avversità è ben rappresentata dalla civile ostinazione con cui queste persone, nella loro gioventù, si sono battute per la dignità e la libertà di tutti».
Un discorso breve e sobrio quello del prefetto, padrone di casa di una manifestazione di nuovo conio che vuole ricordare in maniera tangibile chi si è opposto ai nazifascisti e alla Rsi, rischiando in prima persona. Niente divisioni quindi tra combattenti e non combattenti, tra partigiani in montagna, staffette oppure militari internati che rimasero per mesi e anni nei lager in Germania in condizioni inumane, senza mai mollare, senza riprendere il fucile contro altri italiani.
Sono tante le storie che si possono raccogliere tra i 48 modenesi che hanno ricevuto il riconoscimento o le loro famiglie. È il caso dei quattro figli di Tilde Vandelli di Sassuolo, staffetta partigiana e moglie di un grande combattente della Brigata Italia. Entrambi cattolici e partigiani catolici, condivisero sacrifici e pericoli arrivando vivi a fine guerra.
E poi l’anniversario del primo voto alle donne, inevitabile il riferimento per una ricorrenza, quella del 2 giugno, in cui gli italiani celebrano la libertà ritrovata, la fedeltà dei militari alle istituzioni repubblicane, il primato della Costituzione.
Ecco l’elenco completo dei modenesi che hanno ricevutola medaglia della Liberazione: Carlo Alberto Andreoli, Giuseppe Andreoli, Carmeno Baroni, Luigi Bellei, Galliano Bernardi, Remo Bigarelli, Nino Bonilauri (deceduto), Fedeli Bonturi, Argia Bertolini, Luciano Busani, Nivarda Busani, Pietro Cavazzuti, Alfredo Chiossi, Mafalda Degani, Pierino Dieci, Giuseppe Fogliani, Efrem Fontana, Bruna Frignani, Achille Fulgeri, Quirino Gandini, Savina Ganzerla, Livio Giliberti, Eugenio Goldoni, Adriano Gollini, Maria Giuliana Gorrieri, Lidia Gualdi, Aroldo Luppi, Bruno Malagoli (deceduto), Ennio Marchi, Carlo Munari, Agostino Natalini, giovanni Negrelli, Nino Pacchioni, Luigi Paganelli, Fortunato Pedretti, Maria graziella Piani, Edo Pongiluppi, Oddo Righi, Mario Roli, don Ivo Silingardi (deceduto), Angelo Smerieri, Elio Toni, Tilde Vandelli, Mario Vellani, Roberto Vignudini. Il riconoscimento della medaglia è andato anche a tre ex internati: Ettore Bellelli (ha ritirato il riconoscimento il figlio Claudio perchè il padre nel frattempo è deceduto), Bruno Ferraguti ed Elmo Rossi: anche quest’ultimo è nel frattempo deceduto e il riconoscimento è stato ritirato dalla famiglia.
Saverio Cioce
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