«Uno di quei colpi era per il mio bambino»
Gurpreet, il papà del piccolo e figlio della donna assassinata: «Avevo paura, volevo vendere la casa»
SAN FELICE. «Ha assassinato mia madre con due colpi, ma uno era destinato a mio figlio Manraaj. Voleva fare una strage, e se ha trovato la follia di uccidere una donna, era pronto a farlo anche con il bambino».
Gurpreet Singh, trentenne, figlio della signora Kaur, non ha dubbi sulle folli intenzioni di Guerzoni.
L’uomo, che mercoledì era sconvolto e si è abbandonato a gesti di disperazione e di rabbia, racconta i sei mesi di inferno passati in via Perossaro Vecchia. Dove, per coronare un il sogno di una nuova vita in Italia, aveva acquistato l’appartamento al primo piano per sè e la sua famiglia.
«Ottantamila euro», sottolinea l’uomo, che lavora in una azienda di Camposanto, mentre la moglie lavora in una ditta di cinture a Carpi, di cui sono titolari imprenditori della Bassa.
«Quando siamo arrivati, sei mesi fa, ho subito avuto una sensazione negativa, un presentimento. Non voleva che tagliassimo l’erba, non voleva che tenessimo il cancello chiuso, anche se mio figlio piccolo, che oggi ha appena 20 mesi, rischiava di uscire in strada. La prima volta che abbiamo accostato il cancello lui è arrivato a casa e con l’auto l’ha colpito, spalancandolo. Mia moglie diceva di lasciar perdere, ma io ero preocupato. Così preoccupato che da tre mesi prendo la pastiglia per la pressione. Abbiamo anche cercato di vendere la casa, ma non era facile», prosegue Gurpreet.
Ieri ha trascorso la mattina al Policlinico, accanto al figlio.
«Ha avuto ustioni al volto, provocate dai colpi di pistola ravvicinati. I medici lo trattengono in osservazione per il fumo che ha respirato», prosegue il padre, che con il resto della famiglia ora è ospite della famiglia della moglie, in attesa di sistemazione.
Gli suoceri abitano nella casa dietro a quella dove si è consumata la tragedia. (ase)
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