Estorsione a imprenditoredi Finale, preso
Blitz della polizia che arresta il 39enne Gaetano Tafuri mentre riceve i soldi dalla vittima
FINALE. Il tempo di uscire di carcere, dove era rimasto per quattro mesi per tentata estorsione, spaccio di droga e induzione alla prostituzione, che subito si era rimesso al lavoro iniziando a “marcare stretto” un giovane ex imprenditore. D’altra parte questo era il suo ruolo: nell’ambiente, tra Finale e San Felice, è un personaggio conosciuto, come riferisce la polizia, uno a cui rivolgersi se c’è da fare qualche lavoretto “sporco”, se c’è da minacciare o da risolvere qualche problema. Non è legato ad alcuna organizzazione, ma questo 39enne di origine palermitana, cresciuto ad Aversa e residente da tempo a Finale, Gaetano Tafuri, ha metodi convincenti e noti alle forze dell’ordine.
Appena scarcerato. La polizia, nei giorni scorsi, lo ha arrestato in flagranza di reato, effettuando un blitz proprio durante una delle numerose estorsioni che stava mietendo in atto, per conto di un mandante, un imprenditore 37enne di San Felice, per ora solamente denunciato ma per il quale sono in corso ulteriori accertamenti investigativi, soprattutto sui contenuti di telefoni e computer di sua proprietà.
Il sanfeliciano. Il caso che muove Tafuri è dato da un presento debito che l’ora ex imprenditore finalese avrebbe dovuto risolvere nei confronti del richiedente, il 37enne sanfeliciano appunto, che chiedeva di avere la considerevole somma di 40mila euro. I due, e bisogna risalire al 2005, avevano infatti lavorato insieme per un certo periodo, poi il finalese aveva chiuso ogni contatto, mentre il 37enne aveva continuato con la sua ditta senza grandi successi economici. Tant’è che, come ha appurato la polizia, i debiti che vantava questo sanfeliciano altro non erano che cartelle esattoriali da pagare. Comunque sia, come ha spiegato la dirigente Laura Amato del commissariato di Mirandola, l’ex imprenditore finalese viene contattato da Tafuri che, a nome dell’imprenditore sanfeliciano, inizia a chiedere denaro. La vittima dell’estorsione sulle prime, credendo che ancora la sua ditta c’entrasse in qualche modo, inizia a dare piccole somme, a volte 500, altre 750, sino a tremila euro complessivi.
L'estorsione si fa pesante. Poi nel penultimo incontro l’estorsione inizia a farsi più pesante: come riferito dalla polizia Tafuri si è presentato con un altro uomo, che è sempre strato muto durante l’incontro, e lo ha presentato come un albanese, uno di quelli “cattivi”. In sostanza ha minacciato la vittima di saldare tutto (patteggiando pure l’importo, sarebbero andati bene anche 20mila euro) altrimenti sarebbero entrati in azione gli albanesi e allora sarebbero stati guai per lui e la sua famiglia.
A questo punto la vittima si rivolge al commissariato chiedendo consigli e soprattutto un aiuto e dopo parecchie e forti ritrosie, si è decisa a presentare denuncia per estorsione. Sono così scatti tutti i meccanismi investigativi nei confronti sia di Tafuri che del mandante e la vittima è stata costantemente monitorata. Si è dunque arrivati all’ultimo appuntamento ed è scattato il blitz: i poliziotti hanno arrestato Tafuri in flagranza di reato, mentre riceveva mille euro dall’ex imprenditore vittima dell’estorsione. (s.to.)
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