Islam, 25mila modenesi preparano il Ramadan
Tanti sono i musulmani che vivono in provincia e arrivano da tutto il mondo Sul territorio sono presenti undici centri, di questi quattro sono in città
MODENA. Vengono dal Mali e dal Pakistan, dal Marocco e dalla Turchia, dalla Bosnia e dall'Iran. E poi dall’Italia dove le conversioni si contano a migliaia ogni anno. Fanno i muratori, gli imbianchini, gli operai; sono commercianti, ambulanti e gestori di call center ma anche medici, imprenditori e studenti. Sono i musulmani di Modena, uno spaccato multietnico rappresentativo del miliardo e mezzo di fedeli di religione islamica sparsi ai quattro angoli del globo.
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Senza fanfare né clamore entrano in digiuno lunedì prossimo, primo giorno di Ramadan, il "mese sacro" della rivelazione coranica. Pilastro dell'Islam, il digiuno è una prescrizione religiosa la cui esecuzione ribadisce il primato di Dio sul mondo e l'appartenenza del devoto “all'umma”, la comunità dei credenti. Seconda religione d'Italia e d'Europa, lo sviluppo dell'Islam è per larga parte legato alle migrazioni. Nel nostro paese abitano circa 1 milione e 600mila musulmani, nell'intera provincia di Modena sono 35mila di cui poco più di 9mila residenti in città. Provengono da più di 30 paesi diversi.
Dagli scantinati ai moderni centri islamici polifunzionali: la storia dell'Islam organizzato a Modena comincia negli anni Ottanta con un tappeto di preghiera messo in casa, al lavoro, in un angolo di strada, per proseguire con le prime preghiere collettive in garage, magazzini o capannoni industriali abbandonati, fino all'acquisto di edifici ristrutturati e adibiti a sale di preghiera. In Italia esistono circa 800 luoghi di culto islamico, in Emilia Romagna circa 120 edifici sono destinati alla preghiera. Nel Modenese sono presenti almeno 11 centri islamici di cui quattro si trovano in città: la “Moschea del Misericordioso” di via delle Suore, la Casa della Saggezza, della Misericordia e della Convivenza di via Portogallo, il piccolo circolo islamico di via Alassio e la “Grande Moschea” turca (“Ulu Camii”) di via Munari. Non sono “moschee” in senso stretto. In Italia ne esistono soltanto 5 in piena regola, ovvero con cupola e minareto: a Roma, Milano, Torino, Ravenna e Colle Val d'Elsa (Siena).
I dirigenti dei centri islamici, in prevalenza di etnia magrebina, amministrano la vita religiosa e mantengono i rapporti ufficiali con le istituzioni. Oltre alla preghiera, si organizzano corsi di lingua araba, conferenze interculturali, raccolte di elemosina rituale (“zakat”), e momenti di socializzazione religiosa durante le feste del calendario musulmano, come il Ramadan. Gli imam si occupano, invece, solo di questioni religiose: conducono le cinque preghiere canoniche, pronunciano il sermone del venerdì (“jumma”). Una divisione di ruoli che richiama il principio laico di separazione fra sfera spirituale e mondana.
I 25mila musulmani residenti in provincia orbitano intorno alle sette “moschee” presenti fuori città: i quattro centri islamici di Carpi, di cui uno di osservanza sciita pachistana, il centro di Sassuolo, di Mirandola e di Maranello. Religione acefala, senza clero né sacramenti, l'Islam è un credo fortemente anti-gerarchico, universale, senza frontiere etniche né differenze di ceto. Così la preghiera e la rottura del digiuno (“iftar”) sono vissute collettivamente all’insegna dell'uguaglianza tra i fedeli.
Il Ramadan si vive di notte ed è un mese di raduni di massa. Tutti i centri rimangono aperti fino all'alba: «Migliaia di fedeli di tutte le nazionalità si ritrovano in “moschea” al tramonto quando il digiuno viene sospeso dopo le lunghe e afose giornate estive di giugno trascorse senza acqua né cibo: l'obiettivo è quello di raggiungere un livello di elevazione spirituale tale da avvicinarsi a Dio e ricongiungersi agli angeli», racconta Adil Laamane, mediatore interculturale e presidente del centro islamico di via Portogallo.
Anche nella “grande moschea” turca di via Munari ci si accinge ad affrontare questo mese le cui pratiche si intensificano negli ultimi dieci giorni: «Apriremo le porte della nostra comunità a tutta la cittadinanza e ai profughi accolti nel territorio modenese in un'ottica di inclusione e per disinnescare gli impulsi anti-islamici: non si può fermare l'integrazione a causa di qualche idiota che si fa saltare in aria», dichiara Ozgur Ozcan, dirigente dell’Ulu Cami e presidente della sua costola giovanile.
Sullo sfondo di un contesto internazionale incadenscente con il Medio Oriente in fiamme, la guerra all'Isis in corso, il terrorismo jihadista che incombe e l’ascesa di populismi islamofobici in Europa, Adil Laamane auspica un mese di pace e fratellanza: «Sarà il Ramadan della speranza affinché prevalgano le ragioni della giustizia e della pace».
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