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Campo abusivo: è l’ora dello sgombero

di Carlo Gregori
Campo abusivo: è l’ora dello sgombero

Mercoledì scade il termine per liberare il terreno di Cave Rubbiani dove si trova una famiglia nomade

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Conto alla rovescia per lo sgombero dell’insediamento abusivo di nomadi nel loro terreno in Stradello Cave Rubbiani, a pochi passi dall’argine del Panaro. Mercoledì 8 giugno scade il termine fissato dal Comune: la famiglia composta da un ex autotrasportatore di origini parmigiane e la moglie e figli, tutti sinti modenesi, dovranno andare via da soli prima, altrimenti ci penserà la forza pubblica.

Il caso - reso noto dai residenti della zona preoccupati dai numerosi atti illeciti compiuti dalla famiglia fin dal suo arrivo l’estate scorsa - ha anche un risvolto giudiziario: è infatti in corso un’inchiesta del sostituto procuratore Pasquale Mazzei sull’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva. Indagato è il capofamiglia.

Nel frattempo, il campo si è ancor più ristretto: dopo la recinzione, dopo gli allacciamenti di elettricità (non si sa se contrattualizzati da Hera oppure no), dopo l’installazione della casetta, ora è spuntato un box di acciaio che serve presumibilmente da garage. In pratica si è creata una sorta di viletta col giardino dove abita la famiglia. I residenti hanno sempre sostenuto di non avercela con questa famiglia. Tutti sanno che loro hanno un diritto legittimo su quel terreno che risulta di proprietà di una figlia, una bambina di 9 anni, dopo che gliene ha fatto dono la nonna, una nomade sinti di Modena. Quello che viene contestato ed è stato al centro di decine di segnalazioni alla polizia municipale – per mesi senza risposta – è ogni passo della procedura di insediamento. Quel terreno è ad esclusivo uso agricolo e oltretutto vincolato perché a ridosso di un argine fluviale. Quindi non si può né costruire né installarci casette mobili.

Eppure, prima sono improvvisamente comparsi due camper lasciati vuoti. Poi in autunno è il rocambolesco trasporto della casetta, messa in qualche modo su un carrello trainato da una monovolume, fissato in modo del tutto improvvisato. Alla curva d’ingresso, il carrello è scivolato sulla fanghiglia e la casa è caduta nel fossato chiudendo la strada per ore. Quindi è stata la volta dell’insediamento. Finché non è arrivata alla luce, un fatto che il sindaco Gian Carlo Muzzarelli ha pubblicamente negato, nonostante il vicinato lo avesse segnalato: l’elettricità è ancora adesso fornita da cavi esterni allacciati non si sa dove. Poi è stata la volta della rete verde per chiudere la visuale. Quindi è seguita una serie di lavori e lavoretti, come la sistemazione del terreno con assi per creare un percorso e così via. Le ripetute proteste non hanno prodotto nessuna risposta. Finché in marzo il Comune è stato costretto a prendere atto di cosa accadeva. Un controllo ha portato alla conclusione che l’insediamento di «opere che costituiscono indici inconfutabili della destinazione dei manufatti a stabile dimora dei proprietari» era totalmente abusivo. E alla fine il Comune ha ordinato la demolizione delle opere realizzate e la rimessa in ripristino dell’area collocata in stradello Cave Rubbiani 25/A dove nelle scorse settimane sono state portata una roulotte e un modulo abitativo».

Per questo il 3 marzo il Comune ha ordinato “l’immediata interruzione delle opere in corso e dell’uso dell’area e lo spostamento della roulotte e del modulo abitativo, quest’ultimo, essendo sotto sequestro amministrativo, dovrà essere spostato previo accordo con la Polizia municipale. L’ordinanza prevede, inoltre che i proprietari dell’area i genitori della minore a cui è intestata, provvedano a demolire le due piccole casette in legno e la tettoia. La rimessa in ripristino dei luoghi deve avvenire entro 90 giorni dal ricevimento dell’ingiunzione”. Il termine scade l’8 giugno perché l’8 marzo fu consegnata la notifica. Ma da allora la famiglia è rimasta lì.

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