Gazzetta di Modena

Modena

Così l’oltreferrovia può cambiare il volto della città

di Serena Arbizzi
Così l’oltreferrovia può cambiare il volto della città

Il rilancio e futuro della grande area potrebbe passare attraverso serie di infrastrutture per eventi e aggregazione

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Valorizzare l’area dell’oltreferrovia e a est del centro storico creando un unico, grande luogo, che possa essere vissuto dai carpigiani, tramite nuove infrastrutture che portino a innovative forme di aggregazione. Questo per riportare alla ribalta simboli della città che ormai versano in disuso, come l’area dell’ex cantina sociale di viale De Amicis. Parla anche di questo, di un nuovo modo di concepire la città e i suoi angoli più nascosti, la tesi del carpigiano Gianluca Lomarco, laureato al dipartimento di Architettura dell’università di Ferrara con una testi dal titolo “Ipermobilità e paesaggio entropico”. «La mia tesi ha preso origine dallo stesso elemento che ha incuriosito Maurizio Marinelli e ha dato vita all’idea del parco Lama. Si tratta di quel cuneo verde di campagna che dalla stazione dei treni si estende fino a via Cavata per poi raggiungere il cavo Lama. – racconta Gianluca - Sebbene il punto di partenza sia il medesimo la successiva fase di studio però mi ha portato ad individuare quello che poi è diventato il cuore della tesi che si colloca un po’ prima del Parco Lama. Ciò che la tesi tratta, di fatto, è un nuovo modo nuovo di concepire lo spazio pubblico, le relazioni che in esso si generano; sia tra le persone che tra le persone e lo spazio circostante e la viabilità. L’area di studio è costituita da moltissimi frammenti ognuno con dimensioni, forme e caratteristiche molto diverse tra loro. La linea ferroviaria, in seguito all’espansione della città che ha trovato il suo massimo vigore nel secondo dopoguerra, è diventata una barriera molto forte che solo in pochi casi è stata superata, come nel caso di Cibeno e del quartiere Due Ponti. Durante questa forte crescita, la città ha colmato lo spazio che la separava della ferrovia producendo una serie di spazi di risulta, scartati dal quel processo di lottizzazione che, seguendo l’andamento della centuriazione romana ha creato un tessuto urbana sempre uguale a se stesso, monotono e indifferenziato. Nel migliore dei casi, questi scarti sono stati trasformati in piccoli parchi di quartiere dalle forme alquanto bizzarre. In altri, invece, possiamo trovare vecchie aree industriali abbandonate come nel caso della vecchia cantina sociale in via De Amicis, o dell’ex Consorzio Agrario, unica. Tutte queste aree costituiscono quello che viene chiamato da Smithson “paesaggio entropico” cioè una sorta di “disordine urbano”. Il mio studio, muovendo da queste premesse, si è posto l’obiettivo di individuare gli elementi con maggiore rilevanza come: grandi alberi, alberate, canali storici… o la scultura alla sega a nastro che c’è in via Due Ponti dopo il passaggio a livello, oppure il filare di alberi dietro la stazione o ancora in vecchio accesso al Consorzio Agrario che presenta un bellissimo viale alberato di tigli. E punta alla realizzazione di aree ludiche e ricreative. Da questo punto di vista, in termini di servizi ed abitazioni, credo che l’area più interessante sia quella affacciata su via Due Ponti comprendente l’edificio delle ferrovie dello stato e gli altri stabili usati come magazzini. Quest’area si trova contemporaneamente adiacente alla città, alla ferrovia, alla campagna (parco Lama): qui vanno concentrati gli sforzi in termini di edificazione e di potenziamento funzionale integrando abitazioni, attività commerciali, spazi pubblici, piazze, edifici di culto».

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