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Il caso -Torreggiani preoccupa anche Ferrara

Il caso -Torreggiani preoccupa anche Ferrara

La Camera di Commercio estense tentata dalla fusione con Modena ora sembra fare marcia indietro. Govoni «Fatti rilevanti e non usuali». E si guarda a Ravenna

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Il terremoto al vertice della Camera di commercio di Modena rischia di produrre effetti anche a Ferrara, dove in queste settimane si sta decidendo su quale alleanza territoriale puntare in vista della riforma degli enti camerali.

Non aiuta certo il “partito modenese”, che si è creato a Ferrara, la situazione da “tutti contro tutti” che si sta delineando sotto la Ghirlandina, dopo, nell’ordine, la chiusura del bilancio 2015 in perdita (-641mila euro a causa degli investimenti per Expo, è la motivazione), gli attacchi delle associazioni commercianti alla presidenza di Maurizio Torreggiani e, appunto, le dimissioni venerdì. In vista di possibili unificazioni infatti, per Ferrara la fusione con Modena è l’unico scenario alternativo rispetto all’alleanza con Ravenna, che per il momento pare e privilegiata. Anche perché Modena teoricamente può ancora ambire ad uno status da “single”, ovvero mantenere una Camera di Commercio unicamente per la provincia di Modena.

«Dobbiamo valutare bene questi ultimi sviluppi, che sono così freschi e non prevedibili da cogliere un po’ tutti di sorpresa» è il primo commento di Paolo Govoni, presidente della Camera di commercio di Ferrara, che è di provenienza Cna, come Torreggiani.

«Conseguenze sulle nostre strategie di alleanza? Dobbiamo appunto capire, ma è chiaro che si tratta di sviluppi rilevanti: non sono certo usuali le dimissioni di un presidente camerale» è la sottolineatura, prudente ma significativa, di Govoni. Dall’altra parte anche Unindustria, che è orientata assieme a settori trasversali dell’imprenditoria alto-ferrarese, a valutare per bene anche l’asse estense, accusa il colpo: «Le notizie che arrivano da Modena non sono certo positive, questo è chiaro - ammette il direttore Paolo Bonora - Però la questione delle alleanze non si limita a considerare le strutture camerali, ma anche le vocazioni e le specializzazioni delle aziende. E poi bisogna vedere che tipo di competenze i decreti attuativi del governo lasceranno in capo agli enti camerali: se si tratta solo di tenere il registro imprese e poco altro, molti discorsi vengono a cadere». Il percorso intrapreso da Ferrara risale al novembre 2015 con il via libera degli organismi camerali di Ferrara agli approfondimenti per la fusione con Ravenna. All’epoca s’ipotizzò la chiusura dell’operazione entro l’anno, con lo spostamento della sede camerale unificata nel capoluogo romagnolo. Allo stesso tempo, il presidente Paolo Govoni era stato incaricato di «proseguire nelle interlocuzioni in atto con la Camera di commercio di Modena, in virtù delle specificità socioeconomiche che accomunano i due sistemi territoriali e facendo leva, in particolare, sulla collocazione geografica e sugli asset infrastrutturali, secondo una prospettiva d’integrazione e cooperazione». Sono attese per inizio luglio, infine, i decreti attuativi della riforma camerale.

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