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Avvocato e scrittrice: «Da Palermo a Londra con la Sicilia nel cuore»

Avvocato e scrittrice: «Da Palermo a Londra con la Sicilia nel cuore»

Simonetta Agnello Hornby presenta a Carpi il suo “Caffè amaro” e racconta come ha scoperto la passione per la letteratura

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CARPI. Dai Fasci siciliani all’ascesa del Fascismo, dalle leggi razziali alla Seconda guerra mondiale e agli spaventosi bombardamenti che sventrano Palermo. Sono questi i temi centrali che tessono la trama di “Caffè amaro” (edito da Feltrinelli), ultimo libro di Simonetta Agnello Hornby protagonista, sabato 11 giugno alle 11 presso il Cortile della Biblioteca Loria, dell’evento durante il quale l’autrice siciliana racconterà la protagonista del suo romanzo, Maria, tramite le cui scelte non convenzionali si delinea la storia di un segmento decisivo della Sicilia e dell’Italia. Nata e cresciuta a Palermo, Simonetta Agnello Hornby divide la sua vita in un continuum che la vede viaggiare tra l’Italia e l’Inghilterra. Pur continuando a esercitare l’attività di avvocato, dal 2008 si dedica principalmente alla scrittura cui si deve la realizzazione di diversi romanzi tradotti in tutto il mondo: La Mennulara, La zia marchesa, Boccamurata, Vento scomposto, La monaca, Il veleno dell’oleandro e tanti altri.

I suoi romanzi sono spesso ambientati in Sicilia: cosa porta dentro di sè della sua terra?

«La maggior parte degli artisti e degli scrittori scrivono, dipingono, cantano di ciò che maggiormente conoscono. Ho vissuto nella mia Sicilia per ben ventuno anni: non posso fare a meno di raccontarla. Porto tutto, dentro di me, di questa terra».

Si è laureata in Inghilterra, dove vive tuttora. Quale rapporto ha con questo Paese? Cosa le ha dato negli anni?

«Ho conseguito il dottorato in Giurisprudenza a Palermo, in seguito ho studiato in Inghilterra per diventare avvocato. Oggi, la ritengo la mia seconda patria: dal 1999 sono anche divenuta cittadina britannica a tutti gli effetti. L’Inghilterra mi ha dato tanto. Innanzitutto, l’istruzione legale: ho creato uno studio legale, Hornby and Levy, nato inizialmente come un community law practice e, in seguito, specializzatosi nel diritto di famiglia: è stato il primo studio in assoluto d’Inghilterra ad avere un dipartimento riservato ai casi di violenza domestica in cui rappresentavamo sia le vittime che gli aggressori».

Quando è nata in lei la passione per la scrittura? Quando ha capito che “ce l’aveva fatta”?

«Per caso. Esattamente il 2 settembre del 2000, mentre aspettavo a Roma il volo per Londra. “La Mennulara”, il mio primo libro, mi venne in mente in forma di film. Quando ne ho finito la stesura mi sono resa conto che mi piaceva:ero certa avrebbe ben presto trovato un editore».

Il titolo del suo ultimo libro è un omaggio a sua nonna.

«Più o meno. È vero che mia nonna, che non conobbi, si chiamava Maria e beveva caffè amaro, ma non ho pensato a lei nel delineare il personaggio principale del romanzo: era una donna dedita al lavoro e alla famiglia, ma non visse mai un grande amore come quello della protagonista e di Giosuè».

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