Casa, il Guernica “occupa” l’assessorato
Gli ex inquilini della caserma S. Eufemia e di via Bonacorsa negli uffici per sollecitare incontro sul loro futuro. Sarà giovedì
«Vogliamo risposte». Gli ex abitanti di Sant’Eufemia e via Bonacorsa tornano a far sentire la loro voce. Il pressing di ieri in via Galaverna porta frutto: giovedì è stato promesso un incontro. «Dovete fare come tutti - replica loro Giuliana Urbelli alle loro richieste - cioè prendere un appuntamento». I manifestanti si erano radunati sotto la sede del settore Politiche sociali, sanitarie e abitative del Comune per chiedere certezze sul loro futuro. Sono circa trenta famiglie e settantaquattro persone che hanno subito uno sfratto. Guidati dallo sportello sociale La Rage, intendono sapere cosa n’è stato della lettera consegnata agli uffici il 30 maggio. Alle 10.40 circa inizia la salita verso il quarto piano, sede dell’ufficio dell’assessore al Welfare. L’incontro con Urbelli è inatteso e non avviene tra le stanze, ma nelle scale. Un giovane le chiede risposte. «Lavoriamo tutti quanti - afferma Urbelli - anche il sabato e la domenica. Troviamo un momento in cui ci siamo». La risposta non arriva nell’immediato. L’assessore prosegue la discesa verso un impegno istituzionale, le famiglie salgono ancora tre piani. È loro desiderio parlare almeno con il dirigente responsabile, Patrizia Guerra. Anche lei però non c’è. «È impegnata con l’assessore - spiega la segreteria - ma tornerà in mattinata». Una rassicurazione che scalfisce appena il cuore di chi domanda interventi celeri. «In un Paese democratico almeno si dà una risposta - sostiene Abdelmoula Lazar, ex occupante di Sant’Eufemia - che può essere positiva o negativa. Se in una città del Marocco chiedo di parlare con il prefetto riesco a farlo in una o due ore». «Non abbiamo ancora avuto una risposta - fa eco Maurizio Ercolessi, anche lui sfrattato dallo stabile - eppure abbiamo una serie di problemi importanti». La segretaria ribadisce la massima disponibilità dell’assessore. Si sta lavorando «in tanti», ribadisce, a un tema «non così semplice». Nel frattempo, altre impiegate iniziano a incuriosirsi alla scena. Oltre venti persone in un ufficio, con qualche bandiera, tanti bambini e molta rabbia. I più piccoli giocano mentre i grandi battagliano per i loro diritti. «Ci sono persone che hanno dovuto rinunciare al lavoro dopo lo sfratto - aggiunge una donna - e altre che hanno problemi di salute». Intanto, il tempo passa. Le richieste di scendere al primo piano «per respirare meglio» rimangono disattese fino alle 11.15. Circa mezz’ora dopo circa giunge la rassicurazione attesa. «Giovedì alle 14 ci sarà l'incontro», spiega una giovane dello sportello sociale.
Gabriele Farina
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