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Catalano: «Io, poeta per ripiego scrivo dell’amore per capirci qualcosa»

Catalano: «Io, poeta per ripiego scrivo dell’amore per capirci qualcosa»

Guido Catalano sarà il protagonista del gran finale alla Loria: sono un bulimico della lettura e sognavo di fare la rockstar

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CARPI. Ha scritto sei libri di poesie. Gli ultimi due, “Ti amo ma posso spiegarti” e “Piuttosto che morire m’ammazzo”, hanno venduto circa 20.000 copie. Tiene letture pubbliche in tutta Italia in un tour da circa 150 date l’anno. Parliamo di Guido Catalano, poeta di professione che, di recente, è uscito per Rizzoli con il suo primo romanzo, “D’amore si muore ma io no”. Quasi ogni sera Catalano è in viaggio per l’Italia con spettacoli più simili al cabaret che a veri e propri reading. Il poeta sarà protagonista, domenica 12 giugno alle 21.30 nel Cortile della Biblioteca Loria, del Gran Finale della Festa del Racconto.

«A 17 anni ho deciso che volevo diventare una rock star. Poi ho capito che forse non ce la facevo e ho ripiegato su poeta professionista vivente, che c’erano più posti liberi».

Chi è Guido Catalano?

«Volevo davvero fare il musicista. Cantavo abbastanza male e scrivevo testi divertenti. Poi il gruppo si è sciolto e io mi son trovato a scrivere testi divertenti che poi sono diventati le poesie che scrivo oggi. Divertenti e d’amore. Non tutti, ma molti».

Cosa la affascina di più dell’amore?

«Ne scrivo per cercare di capire. Sono ancora abbastanza lontano dall’avere compreso come funzionano l’amore, le donne, il rapporto uomo-donna. Per questo ne scrivo molto: è il mio modo per studiare il problema. Posto che esista un problema. Diciamo che è un bel problema. Nel senso di bello e piacevole».

E l’uomo? Come lo vede in amore?

«In discreta difficoltà: parte con un handicap».

Come affronta le critiche che le vengono rivolte da chi si definisce “vero poeta”?

«Mi divertono abbastanza. Credo ci sia spazio per tutti».

Ha un rituale di scrittura?

«Orari e modi sono cambiati nel tempo. Una volta scrivevo dappertutto, ora, per lo più a casa. Ci son periodi che viaggio molto per gli spettacoli e scrivo poco. Quando sono a casa cerco di costringermi alla scrittura senza aspettare l’ispirazione. Sulla mia scrivania in questo momento c’è un nano da giardino zombi: mi tiene compagnia».

“D’amore si muore ma non io”, il suo primo romanzo. Come mai la scelta di dedicarsi a un altro genere narrativo?

«Nessuna motivazione precisa. Rizzoli mi ha chiesto se volevo scrivere un romanzo: ho risposto che non ero capace, loro hanno insistito e mi hanno convinto. Sono contento di avere accettato. È stato faticoso ma adesso ne solo felice».

Quando ha capito che era diventato un poeta “vero”?

«Presto. Ho iniziato a scrivere pensando che ciò che scrivevo sarebbe stato letto o ascoltato da un pubblico. All’inizio scrivevo su foglietti e li appiccicavo nella mia camera. Speravo che qualcuno passasse di lì per caso e li leggesse. Capitava di rado».

Che genere e quali autori ama da lettore?

«Horror, fantascienza, chiaramente poesia, ma leggo davvero di tutto, sono un bulimico della lettura, mi è davvero difficile citare autori o libri preferiti. Dimentico assai velocemente ciò che leggo e dunque non so mai se ho letto o meno un libro. Forse dovrei farmi vedere da un neurologo».

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