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«Ha un tumore, anzi no»: chiede un risarcimento

di Rino Filippin
«Ha un tumore, anzi no»: chiede un risarcimento

All’uomo l’ospedale di Messina aveva diagnosticato un linfoma di Hodgkin. I medici del Ramazzini di Carpi scoprono la verità: «È solamente un’infiammazione»

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CARPI «Cosa si prova quando un medico ti comunica che sei malato di cancro? Quali sofferenze indicibili si devono patire per le cure chemioterapiche? Poi nuovi accertamenti ti informano che il tumore non c’è mai stato e che la chemioterapia non serviva. In un caso simile, una volta accertate le responsabilità, mi pare ovvio chiedere un risarcimento per danni morali e biologici a chi ha sbagliato la diagnosi».

LA STORIA Parole dell’avvocato carpigiano Davide Bonfiglioli che per conto del suo cliente residente in Sicilia, ha già chiesto chiarimenti all’ospedale di Messina, struttura dove sono stati fatti i primi esami istologici. A questo punto la parola passa ai medici legali delle parti poi, se non ci sarà accordo sull’entità del risarcimento, si andrà davanti al giudice. La storia, iniziata appunto in Sicilia nel novembre scorso, ha avuto una tappa importante a Carpi. «Al mio cliente- racconta il legale - era stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin, un tumore che ha origine nel sistema linfatico. Immediatamente dopo ha iniziato i cicli chemioterapici previsti in questi casi». Un percorso di cura che gli provocava pesanti sofferenze. La sua salute insomma non migliorava affatto. Nel corso di una telefonata disperata con suoi parenti che abitano a Carpi, nasce così l’idea di chiedere un consulto agli specialisti del reparto Oncologico del Ramazzini.

All’inizio del 2016 il malato arriva a Carpi per sottoporsi a nuove analisi e accertamenti diagnostici. Nella cartella clinica del Ramazzini si legge che: «...in considerazione del fatto che la diagnosi di linfoma di Hodgkin era stata fatta su un linfonodo inguinale sinistro e che non abbiamo ricevuto il preparato linfonodale originario, per scrupolo il paziente è stato sottoposto ad asportazione di linfoadenomegalia inguinale sinistro. Il referto è compatibile con linfoadenite cronica...; non evidenza di linfoma». Insomma si tratterebbe di una reazione secondaria a infezione virale.

LE ANALISI Le condizioni del malato, sulla base di quanto appreso, ora sarebbero migliorate, anche in conseguenza della sospensione delle cure chemioterapiche. Insomma accertamenti in due ospedali diversi, Messina e Carpi, hanno dato risultati diversi. Hanno sbagliato i medici siciliani? Oppure i loro colleghi di Carpi si sono trovati davanti a un paziente in condizioni mutate rispetto al periodo in cui furono fatti i primi accertamenti?

Per avere un quadro più preciso del caso bisognerà attendere le perizie dei medici legali dalle quali dipenderà la possibilità per il malato di ottenere il risarcimento. Prematuro, insomma, lanciare accuse. Si tratta però di una vicenda che insegna quale atteggiamento tenere in caso di diagnosi infauste: meglio non accontentarsi e chiedere un consulto ad altri specialisti. La medicina non è una scienza esatta.

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