Troppo cibo nel pattume Modena va “alla guerra”
L’esperienza, con le aziende, di Portobello e di Porta Aperta modello virtuoso Ogni anno tolte al macero tonnellate di alimenti poi donate a chi ne ha bisogno
MODENA. Nei Paesi dell’Unione Europea ogni anno vengono gettate 88 milioni di tonnellate di cibo (47 milioni provengono dalle famiglie), per un valore di 143 miliardi di euro: questi sono i dati elaborati dal progetto Fusions varato dalla Commissione Europea.
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In Italia abbiamo 5,6 milioni di tonnellate di eccedenza alimentare. In questo contesto, dobbiamo ricordare che lo spreco è un’eccedenza che non trova una destinazione alternativa. Su questi temi ieri a Modena, presso la sala Espo, si è tenuto l’incontro «Lotta allo spreco alimentare: esperienze e progetti» promosso dall’Associazione Servizi per il Volontariato di Modena e da Porta Aperta, che ha visto tra gli altri l’intervento della deputata Maria Chiara Gadda, relatrice del disegno di legge contro lo spreco alimentare recentemente approvato alla Camera.
Questa proposta di legge, depositata ad aprile 2015, riguarda non solo le eccedenze alimentari ma anche i prodotti farmaceutici e altri prodotti: «L’obiettivo - ha spiegato Gadda - è diminuire gli sprechi operando su tanti versanti, in primis la semplificazione burocratica ma anche le buone pratiche di incentivazione di campagne di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini perché lo spreco avviene per il 57% nella filiera economica e per il 43% è imputabile al consumatore.
Dobbiamo agire su due versanti quindi – prosegue Gadda - la semplificazione burocratica per rendere strutturale il processo di donazione e recupero di eccedenze che non diventano spreco mentre per quanto riguarda il cittadino e il consumatore dobbiamo agire sull’educazione e la prevenzione. Questo è stato un anno di lavoro molto collaborativo sia per l’impegno delle forze politiche che delle associazioni del terzo settore e di tutti gli attori della filiera economica che hanno dato un contributo efficace».
Questa legge riguarda lo spreco dell’intera filiera economica, dal settore agricolo fino alla produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione degli alimenti: «È una legge quadro - spiega Gadda - che riguarda l’intero settore e mira ad uniformare le tante normative che si sono succedute negli anni. L’Italia non è fanalino di coda nella donazione delle eccedenze: ogni anno, già adesso, si recuperano 500mila tonnellate di generi alimentari che non diventano spreco. Vogliamo fare un passo in avanti sui prodotti che oggi è più difficile recuperare: prodotti cotti, prodotti freschi e freschissimi che sono quelli che i cittadini sprecano di più».
Sul territorio, sono state presentate le positive esperienze di Porta Aperta e dell’emporio sociale Portobello. «Il recupero alimentare e la lotta allo spreco sono due elementi importanti che caratterizzano la nostra organizzazione - ha illustrato il presidente di Porta Aperta Luca Barbari - Tante sono le aziende che ci offrono gratuitamente dei prodotti alimentari. Ogni anno recuperiamo più di 167 tonnellate di prodotti alimentari: 9 tonnellate di prodotti in scadenza o con difetti di confezionamento, 16 tonnellate di cibi cotti e già pronti e 142 tonnellate di frutta e verdura» . Emanuela Carta, presidente Asvm, e Luigi Zironi, tra i fondatori di Portobello, hanno ricordato i dati di questo innovativo progetto coordinato dall’Asvm che quest’anno compie 3 anni: 1340 famiglie raggiunte per un totale di quasi 5000 persone, 190 volontari coinvolti, 600mila euro il valore dei beni distribuiti attualmente.
«Un progetto che ha investito molto nel coinvolgimento delle imprese e dei cittadini – ha spiegato Zironi – Nato con l’intenzione di dare alle persone non solo un aiuto alimentare ma anche un supporto di consulenza e relazionale per fornire ai suoi beneficiari ulteriori stimoli per ripartire, compreso mettere a disposizione degli altri le proprie competenze creando un circolo virtuoso».
«Questi sono importanti esempi per la nostra città – ha detto l’assessore al Welfare Giuliana Urbelli – Ora l’idea è quella di provare a creare come istituzioni, in sinergia con il territorio, una rete a spreco zero: ci sono già diverse iniziative in corso e vogliamo provare a portarle a termine per arrivare ad essere una città a spreco zero». Lo chef Luca Marchini, presidente del Consorzio Modena a tavola, ha parlato di cultura nel fare cucina, sia a casa come al ristorante: «Dobbiamo tornare all’essenzialità della terra. Prestare attenzione a quello che facciamo risponde sia a un senso civico che imprenditoriale, perché tutto ciò che è spreco, è un ritorno economico in meno».
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