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CASTELNUOVO. LAVORAZIONE CARNI

Castelfrigo, accuse di Cgil ma l’azienda non ci sta

Castelfrigo, accuse di Cgil ma l’azienda non ci sta

Botta e risposta fra sindacati e azienda ieri a Castelnuovo sulla controversa vicenda della Castelfrigo, azienda del settore lavorazione carni. «L'azienda si prepara ad espellere i lavoratori...

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Botta e risposta fra sindacati e azienda ieri a Castelnuovo sulla controversa vicenda della Castelfrigo, azienda del settore lavorazione carni.

«L'azienda si prepara ad espellere i lavoratori sgraditi». Questo l’allarme lanciato dai sindacati Flai e Filt Cgil di Modena. Nei mesi scorsi Castelfrigo era finita in interrogazioni parlamentari e in un tavolo istituzionale locale per i cattivi rapporti con i lavoratori. Le nuove relazioni sindacali, che si sarebbero dovute aprire dopo la vertenza sulle condizioni di lavoro dei facchini, secondo i sindacati «stanno fallendo per le rigide procedure regolamentari introdotte dalla azienda e controllate dai vigilantes privati. Si aggiungono recenti lettere di contestazione e la raccolta di firme contro i rappresentanti della Cgil, nonchè l'impossibilità di svolgere l'assemblea sindacale del 6 giugno scorso». Sarebbe poi stato introdotto l'obbligo di entrare a scaglioni ogni cinque minuti e in generale permarrebbero «problemi di discriminazione»: la quantità di lavoro disponibile, secondo la Cgil, viene divisa in maniera non equa favorendo alcuni lavoratori e penalizzandone altri.

Nel mirino ci sarebbero i rappresentanti Cgil «colpiti da lettere di contestazione e da una raccolta di firme, indirizzata a tutte le organizzazioni sindacali, in cui si chiedono le loro dimissioni: tra i firmatari la proprietaria del 33% di Castelfrigo, Cristina Quattrini Donadelli, ed esponenti della famiglia Ciriesi».

La direzione aziendale ha anticipato la disdetta parziale del contratto di appalto alle coop Ilia e Work Service, dall'1 gennaio 2017 e «quindi sei mesi prima rispetto all'integrale applicazione del contratto nazionale dell'industria alimentare».

Da parte sua Castelfrigo replica in una nota su tutti i punti principali: «Contestiamo nel modo più assoluto - dice l’azienda - che si tengano in azienda atteggiamenti discriminatori, nel passato e tantomeno oggi. Il fermo controllo del rispetto dei regolamenti interni, che sono stilati con l’obbiettivo unico di rispettare i regolamenti di sicurezza ed igiene, è molto attento proprio per evitare di ricadere in falsi allarmismi, come è successo a inizio anno, e garantire il rispetto delle normative. Siamo stata la prima azienda a sottoscrivere un accordo con le parti sociali aprendo ad una nuova trattativa trilaterale, che però fatica a reggere proprio per la strumentalizzazione ad opera della Cgil di ogni scelta strategica aziendale. La richiesta di dimissioni e successiva revoca dell’Rsu interna è stata voluta da un numero elevato di dipendenti, ben oltre il 50 % della forza lavoro, quindi si presuppone che l’unico sindacato aziendale presente fino a poco tempo fa non abbia accontentato i lavoratori nella tutela dei loro diritti. Riguardo la disdetta parziale del cambio di appalto, purtroppo le tensioni nate da questa lotta, voluta dalla Cgil e qualche socio lavoratore delle cooperative, hanno portato ad un calo del lavoro ed un conseguente minor bisogno di appalti».

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