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Ceramica, l’export torna a livelli precedenti la crisi

Ceramica, l’export torna a livelli precedenti la crisi

Raggiunti i 4,3 miliardi (+5%), aumenti di fatturato (+4,1) e produzione (+3,4) ma il mercato interno è in calo (-0,6). Grandi investimenti per 351,3 milioni

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Dati confortanti e carichi di ottimismo quelli che arrivano dal settore ceramico. Ieri nella sede di Confindustria Ceramica a Sassuolo, prima della consueta assemblea annuale dei soci, sono infatti stati presentati dati definitivi dell’annata 2015, dai quali emerge un aumento del fatturato (+4,14%), della produzione (+3,44%) e, soprattutto, un imponente mole di investimenti in tecnologia da parte delle aziende, evidentemente molto fiduciose sul futuro.

Dall'analisi emergono anche altri numeri confortanti: l'export sale del 5%, toccando quota 4,3 miliardi di euro e raggiungendo quasi i livelli pre-crisi, e il mercato interno, da anni in caduta libera, fa segnare un risultato sostanzialmente stazionario, segno forse dell'arrivo, a breve, della tanto agognata ripresa, che da alcuni anni ha toccato il settore ceramico (grazie alle esportazioni) ma che ancora latita nel settore delle costruzioni. In leggero calo il mercato interno (-0,6%). La notizia più importante che emerge dai dati riguarda gli investimenti: le 150 aziende italiane di piastrelle di ceramica hanno infatti investito 351,3 milioni euro, pari a quasi il 7% del fatturato annuo. Si tratta di un record assoluto dal 1995 (anno in cui, con la legge Tremonti, molte aziende fecero grandi investimenti), che conferma un trend in ascesa, dato che anche lo scorso anno gli investimenti erano aumentati del 27%. La ceramica italiana, che continua a esportare circa l'80% (bene soprattutto Usa e Germania), continua anche a internazionalizzare la sua produzione: 16 sono infatti le filiali produttive all'estero, con oltre 3mila addetti e una produzione, in crescita, di 82,3 milioni di metri quadrati. In Italia il settore, composto da 150 aziende (dato stabile rispetto al 2014), occupa 19mila e 143 addetti, con un calo dell'1.48% sul 2014. «Sulla produttività c'è ancora molto da fare – ha spiegato il presidente di Confindustria Ceramica, Vittorio Borelli – poiché la media per addetto è ancora inferiore a quella dei concorrenti spagnoli. Gli investimenti tecnologici fanno ben sperare».

Tra tante buone notizie spiccano però alcuni motivi di preoccupazione. Su tutte la spada di Damocle della concessione dello status di economia di mercato alla Cina, che comporterebbe l'ingresso sui mercati, senza il limite dei dazi antidumping, di prodotti cinesi a bassissimo costo. «La decisione spetta alla Commissione europea – ha continuato Borelli – ma la contrarietà votata dal parlamento europeo, grazie anche al lavoro fatto insieme agli imprenditori e ai sindacati di tutti gli altri Paesi Ue, è un importante passo avanti, perché la commissione non potrà non considerare questa pronuncia, sia pure non sia vincolante. A breve richiederemo il rinnovo dei dazi per 5 anni e la nostra speranza è che a dicembre la Commissione non modifichi lo status economico della Cina, che non rispetta 4 dei 5 requisiti necessari per diventare economia di mercato».

Gli imprenditori si sono detti ottimisti sul futuro anche se il rallentamento della crescita mondiale, l'aumento del prezzo del petrolio e il possibile innalzamento dei tassi d'interesse fanno prospettare un futuro di crescita soltanto moderata. Al governo gli imprenditori chiedono interventi sul costo dell'energia e per ridurre la burocrazia, per evitare che la ripresa si scontri con un sistema paese non in grado di mettere l'impresa al centro.

Andrea Gilioli

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