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Ladri alla ceramica Terre di Badia: un furto di rame da mezzo milione

Ladri alla ceramica Terre di Badia: un furto di rame da mezzo milione

FRASSINORO. Altra tegola sugli operai della ceramica Terre della Badia di Frassinoro, arrivata al fallimento a conclusione della crisi aziendale. Nella notte tra martedì e mercoledì, una banda di...

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FRASSINORO. Altra tegola sugli operai della ceramica Terre della Badia di Frassinoro, arrivata al fallimento a conclusione della crisi aziendale. Nella notte tra martedì e mercoledì, una banda di ladri ha fatto irruzione rubando l’impensabile: il rame. Tanto rame, quello della cabina elettrica a 5mila volt e, all’interno dello stabilimento, anche tutti i cavi dell’ala che conduce al forno, svuotando le canaline. Un danno enorme, valutato di prima impronta sui 500mila euro sia per il valore del rame in sé che per il costo dell’impianto, ora da ricostruire. E anche una beffa, pensando alle 80 notti passate in presidio dagli operai per assicurarsi che nessuno venisse a rubare mattonelle o macchinari. Una mobilitazione spontanea che aveva dimostrato l’enorme attaccamento alla fabbrica e al posto di lavoro in montagna.

Ma da venerdì il presidio era stato smobilitato di notte, più che per la stanchezza, per la delusione che ha colto tutti per le lungaggini sugli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione straordinaria inizialmente ottenuta infatti è naufragata con il fallimento decretato il 16 maggio. Deve essere convertita in cassa in deroga, che va chiesta alla Regione, e lei si è detta disponibile a concederla. Ma c’è un costo d’accesso, circa 60mila euro, che dovrebbe mettere il curatore fallimentare nominato dal Tribunale di Reggio, l'avvocato Ilaria Lenzini. Che non ha ancora dato l’ok, a fronte delle criticità economiche riscontrate.

E in questo clima gli operai (a digiuno economico dallo stipendio di marzo) hanno abbandonato il campo la notte, confidando che il curatore avrebbe disposto una vigilanza in proprio. Ma così non è stato, e i ladri – che evidentemente avevano addocchiato da tempo lo stabilimento, si sono trovati campo libero. Il furto è avvenuto probabilmente dalle 3 alle 5, e deve aver visto alla prova una banda professionale di almeno dieci persone, per lo smontaggio di tutto quel rame. La notizia è stata data ieri pomeriggio in assemblea, tra rabbia e sconforto: «Se gli ammortizzatori sociali fossero stati attivati, gli operai sarebbero rimasti e non sarebbe successo nulla - dice il delegato sindacale Cgil Massimo Pioli - invece ancora una volta abbiamo ricevuto una bastonata tra capo e collo. È una situazione assurda: non è possibile avere voglia di lavorare e sentirsi abbandonati così per colpa della burocrazia: c'è da vergognarsi di essere italiani». (d.m.)

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