Neonato morto dopo la circoncisione: il “dottore” è modenese
Risulta residente a Modena il saldatore che ha circonciso con un rasoio il bambino poi deceduto. Ora è in carcere per omicidio
Risulta residente ancora a Modena, anche se da due settimane abitava in un edificio occupato al Villaggio Olimpico di Torino. Di professione saldatore, dedito a mille lavoretti, incensurato e in regola con il permesso di soggiorno. Ora è in carcere con la pesante accusa di omicidio preterintenzionale insieme con due complici, il “Rasta” e il “Coach”. Tutti lo chiamano il “Dottore”, “Doc”: è Abdulai Alhassan, ghanese. Secondo i due pm di Torino che si occupano di lui è l’uomo che con una circoncisione ha provocato la morte di un bimbo ghanese di un mese e mezzo affidatogli dai genitori, una tragedia balzata alla cronaca. Ora è in custodia cautelare in carcere. Il suo difensore, l’avvocato Alberto Bosio, presenterà ricorso la Riesame. «Ma prima vogliamo capire meglio la situazione - spiega - il “Dottore” ha detto al giudice in fase di convalida dell’arresto di essere abilitato a fare questa pratica nel suo Paese e ha anche mostrato un patentino».
Non è un medico, insomma, ma Abdulai Alhassan è un “praticone” abilitato alla circoncisione in un Paese africano che, a suo dire, rilascia attestati ufficiali di abilitazione. Con questa patente e con la sua fama, il “Dottore” avrebbe eseguito nel corso degli anni molti interventi su neonati senza mai essere autorizzato dallo Stato Italiano. E il 29 maggio, facendosi pagare 50 euro di anticipo in attesa di altri 50, con un rasoio da barba affilato l’avrebbe praticata sul piccolino dentro una casa occupata senza servizi. L’infezione è esplosa e il bimbo è morto poco dopo l’intervento in un tentativo all’ultimo secondo di salvarlo in ospedale. Un caso che ha avuto eco nazionale. E quando il “Dottore”, da “medicine-man” vecchia scuola, ha capito che il neonato stava molto male, ha chiamato un anziano “collega” in Ghana che lo ha rassicurato dicendogli di pregare intensamente per il suo paziente. Ed è quello che ha raccontato anche al giudice. Lo hanno confermato anche i suoi “assistenti: il “Coach” Eric Amoako e il “Rasta” Kwame Boakye. Tutti in carcere a Torino accusati di omicidio preterintenzionale in concorso, mentre i genitori del bambino, che pure l’avevano affidato a loro, sono liberi.
Ma chi è “Doc” Alhassan? Difficile dirlo: la sua personalità, per quanto complessa, è celata dietro l’aspetto di un immigrato modello senza macchie e senza pendenze con la giustizia. A Modena nessuno lo ricorda, soprattutto in questo momento. «Mai sentito nominare» taglia corto Thomas McCarthy, il più noto rappresentante della comunità ghanese di Modena.
Eppure dalle carte e dal permesso di soggiorno il “Dottore” risulta residente in città da solo e secondo la Squadra Mobile di Torino lo chiamavano per circoncidere i neonati...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
