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Case popolari, la Regione cambia i criteri di assegnazione

Case popolari, la Regione cambia i criteri di assegnazione

Stop agli alloggi di cui usufruire "a vita" per garantire l'abitazione a chi ha davvero bisogno. L'assessore Gualmini spiega le scelte

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BOLOGNA. No agli alloggi pubblici assegnati a vita, per evitare che continui ad abitarvi chi ha maturato redditi superiori o patrimoni ingenti, e garantire invece l'ingresso a chi davvero ne ha bisogno e in certi casi  da tempo in lista d'attesa. Per questo la Regione Emilia-Romagna ha modificato i criteri per l'assegnazione e la permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) a favore di chi si trova in particolari situazioni economiche.
"E' un sistema più equo ed efficiente - ha detto Elisabetta Gualmini, vice presidente della Regione e assessore alle politiche abitative - Non ci sarà nessun trauma: questa rivisitazione  stata inoltre firmata con tutte le organizzazioni sindacali".
   Durante la presentazione delle nuove norme in Regione, un gruppo di circa 30 persone del collettivo Social Log ha protestato davanti alla sede della Giunta per dire "no al turn over. Accesso garantito alle case popolari a chi ne ha bisogno. Basta politiche lacrime e sangue sulla nostra pelle", come hanno scritto in uno striscione. I manifestanti hanno criticato la nuova riforma, che ritengono inutile, chiedendo più impegno in merito al patrimonio sfitto di Bologna, che sarebbe di "14.000 immobili in città", hanno spiegato.
La riforma riguarda soprattutto le condizioni necessarie a mantenere il diritto a risiedere nell'alloggio pubblico assegnato: mentre infatti i criteri per accedere agli alloggi rimangono invariati (17.154 euro di Isee e 35.000 di patrimonio mobiliare), per mantenere il diritto alla permanenza la soglia di Isee scende da 34.308 euro a 24.016 e quella del patrimonio mobiliare - prima inesistente -  fissata a 49.000 euro. L'idea della Giunta Bonaccini  è quella di garantire un'equa rotazione degli ingressi: i nuovi criteri interesseranno 1.651 nuclei familiari in regione.
   Ma sono state inserite delle 'mitigazioni' e quindi il numero di famiglie interessate potrebbe scendere: spetterà infatti ai Comuni individuare con i propri regolamenti i casi in cui sarà comunque possibile rimanere nell'alloggio nonostante la decadenza del diritto. La deroga potrà riguardare i nuclei vulnerabili o fragili, a condizioni che non superino di oltre il 20% il limite Isee o che non posseggano un patrimonio mobiliare oltre i 58.800 euro. La sospensione potrà essere estesa anche ai nuclei che superano di poco (10%) il nuovo valore Isee e il patrimonio mobiliare.
   "Queste sono politiche di una giunta di sinistra - ha aggiunto Gualmini - Il senso della riforma  garantire più rotazione, perchè non si può restare attaccati alla flebo dell'aiuto pubblico a vita: il tasso di rotazione  dello 0,18% attualmente, e con questa riforma arriverà al 3,6%".  

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