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cronaca

Maranello, le Ferrari della mafia saranno rivendute

L’azienda di Maranello ha stretto un accordo per la manutenzione di quelle confiscate. Il ricavato al Fondo per le vittime


10 giugno 2016 di Andrea Perini


MARANELLO. Erano guidate dai boss che ne facevano bello sfoggio per ostentare la loro ricchezza, la propria importanza, il loro potere. Appartenevano ai padrini della ’ndrangheta, del clan dei Casalesi, dei boss collegati a Mafia Capitale. Oggi, dopo la loro confisca, le fiammanti Rosse, sfornate dall’azienda del Cavallino Rampante, sono parcheggiate nei depositi giudiziari di mezza Italia in attesa di tornare a calcare l’asfalto. Sono circa una trentina le Ferrari sottratte alle varie cosche e oggi in gestione all’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati. E proprio grazie a un accordo tra l’Agenzia e la Casa di Maranello, emerso grazie all’inchiesta “Riprendiamoli” e firmato nel novembre scorso dal direttore Umberto Postiglione e dal direttore commerciale marketing Enrico Galliera, queste supercar torneranno in circolazione e questa volta non faranno la felicità dei boss mafiosi.

LO SPECIALE BENI CONFISCATI

Un accordo, strutturato in quattro punti, che prevede che le vetture in gestione all’Agenzia siano affidate alla Ferrari. Qui verranno stimati i danni, gli interventi di riparazione necessari e verrà stilata una valutazione economica. Il tutto per poi riportarle sul mercato, all’interno delle concessionarie Ferrari autorizzate sia in Italia che all’estero.

L’Agenzia curerà gli aspetti burocratici e supporterà la Ferrari in una fase delicata quale il prelievo delle auto, che potrebbe avvenire anche ne i garage dei destinatari della confisca. In quel caso, se necessario, saranno chiamate le forze di polizia a supporto. Clausola importante nell’accordo riguarda la procedura di vendita che dovrà essere trasparente. Chi acquista la Ferrari appartenuta ai boss dovrà presentare casellario giudiziario e certificato dei carichi pendenti e, naturalmente, non potranno acquistare le vetture tutti coloro che risultano indagati, a qualunque titolo, o con precedenti, per reati legati alla criminalità organizzata. Un modo per finanziare il Fondo unico giustizia che prevede una quota destinata al risarcimento delle vittime di reati mafiosi. Infatti, dopo la vendita delle auto, l’Agenzia verserà alla Ferrari la cifra dovuta per le spese sostenute e la restante somma verrà depositata nel Fondo (che nel 2015 aveva un budget di oltre 56 milioni di euro). A spingere l’Agenzia verso questo accordo è la difficoltà di vendere a buon prezzo beni di lusso appartenuti ai criminali visto che, senza l’opportuna manutenzione, rischiano il deperimento e un crollo nella valutazione. Non solo: ogni giorno di custodia che passa rappresenta un costo per lo Stato.

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