Portata in Italia, viene umiliata e segregata dal marito a Modena
Una giovane ghanese ha raccontato al giudice la storia d’amore finita in dramma con un 58enne modenese: «Per anni, da lui, insulti, punizioni e maltrattamenti»
MODENA Il modenese conosce quella ragazza di colore d’animo gentile, quando lei è educatrice in Ghana, il suo Paese. La porta in Italia e da subito cambia atteggiamento: diventa nervoso e inizia a offenderla e maltrattarla. Dopo la nascita del figlio la ostacola ogni volta che lei cerca di trovare lavoro o fare amicizie e quando lei caparbiamente diventa educatrice in una scuola materna modenese le impedisce di uscire di sera con le colleghe. Se torna dopo le 11 la chiude fuori: più volte la fa dormire in garage. La copre di offese anche davanti al figlio. Finché lei, dopo anni di umiliazioni, una sera trovando la porta chiusa e chiama i carabinieri.
LA STORIA La terribile storia di questa giovane donna africana è stata raccontata da lei stessa ieri davanti al giudice durante il processo contro il marito, un 58enne modenese, imputato per maltrattamenti in famiglia. È una donna dai modi garbati e legata alla chiesa protestante che frequenta. Ha spiegato di aver ritirato la denuncia, l’ha fatto per il figlio che sta crescendo (oggi è adolescente). Ha raccontato di aver conosciuto il modenese quando questi si trovava in Ghana. Nel 2003 lui le propone di venire in Italia. Anche se innamorata, lei accetta ma riluttante: deve lasciare il posto da maestra per andare in un Paese che non conosce; non sa la lingua, non conosce nessuno al di fuori di lui. Parte lo stesso entusiasta. Ma appena arriva a Modena, capisce subito che tira un’altra aria.
LA DONNA RACCONTA «Era il secondo giorno - ha raccontato emozionata - e al GrandEmilia mentre facevo la spesa guardavo i prodotti. Lui era nervoso. All’improvviso mi ha dato della stupida. Lo ha fatto senza motivo». È solo un primo segnale. Da allora, ha ricordato, la offende continuamente. Lui diventa irascibile per nulla. Lei sta male: nessuno le ha mai detto parole del genere. Lo fa anche davanti al figlio piccolo che ripete le offese alla mamma davanti a estranei facendola stare male. Prima e dopo la gravidanza la giovane cerca dei lavori per mantenere un’indipendenza economica. Ogni volta che torna a casa, deve fare i fatti e riceve insulti. Poi entra a far parte del personale di una scuola. Le colleghe le vogliono bene, ma lei non può mai trattenersi. Deve correre a casa a preparare da mangiare al marito. Se esce di sera con le colleghe, volano urla e minacce. Il “coprifuoco” alle 23 deve essere rispettato o la chiude fuori. «Ho dormito in garage tre volte», ha raccontato al giudice. Una sera, trovando la porta chiusa, chiama i carabinieri e sporge denuncia. Lui la manda via di casa col figlio. «Qui non puoi più restare», le dice. Come ha raccontato, lui arriva a rottamarle l’auto lasciandola a piedi col bambino. Ma grazie alla sorella (venuta nel frattempo ad abitare vicino) per lei inizia una nuova vita.
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