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Modena, addio allo Shilling’s: distrutti gli arredi dello storico locale

di Saverio Cioce
Modena, addio allo Shilling’s: distrutti gli arredi dello storico locale

Gli esperti di arredamento li consideravano capolavori L’immobile trasformato in una sala per eventi e conferenze da parte dei proprietari, collegati all'Ordine dei Commercialisti. I ricordi di chi lo ha gestito dal 1970 al 2011

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MODENA. «Era un altro mondo». Un ricordo struggente che sembra un epitaffio per raccontare quarantun’anni di vita di uno dei night club più famosi d’Italia. Le parole escono con un’indignazione trattenuta per Fabio Montanari, 77 anni, storico gestore dello Shilling’s, il locale a pochi passi da largo Garibaldi chiuso da cinque anni.

«Pochi giorni fa l’ultimo atto - aggiunge Andrea Tosoni, arredatore di grido dei locali più di tendenza - C’è stato lo smantellamento e la demolizione degli arredi interni e delle suppellettili, un esempio perfetto del look anni ’70 che avrebbe fatto la gioia degli appassionati dei film di James Bond. I proprietari, ovvero una società collegata all’Ordine dei Commercialisti, hanno deciso il colpo finale. Eppure da tempo avevo chiesto che mi permettessero di portar via ciò che buttavano. Niente da fare. Hanno fatto smontare e fare a pezzi gli interni per la discarica».

Il night aprì i battenti il Natale del 1970, un anno dopo lo Snoopy che aveva aperto il giorno di S.Geminiano, nel 1969. Quest’ultimo chiuse in pochi anni per ripartire come discoteca modaiola, mentre il locale di Montanari continuò a brillare di luce propria, una falena splendente nella Modena ormai arricchita.

I signori in grisaglia che guidavano le grandi aziende, piccoli industriali e artigiani affermati volevano un locale di classe dove ritrovarsi e riconoscersi. E soprattutto dove poter intrattenere i clienti in viaggio d’affari, arrivati a Modena per concludere cospicui affari nelle ceramiche, nelle maglierie o in aziende alimentari.

Montanari e il suo socio Nava, già assieme nella gestione del Penny Club alla Fossalta, ebbero l’intuizione vincente. Perchè non prendere un pezzo di Parigi by night e portarlo a Modena? Andarono nella capitale francese, tutte le sere al Crazy Horse, al Lido e al Moulin Rouge. Quando tornarono a casa avevano i nomi giusti e l’assegno pronto. In città arrivarono le protagoniste delle notti sulla Senna, brave nelle esibizioni a luci rosse (dell’epoca)oltre che bellissime, vere attrici con i capricci delle dive. Due settimane e poi si cambiava la “quindicina”, il turno di due settimane che richiamava altre atmosfere.

Fu subito un successo, che continuò per anni, in uno splendore inarrivabile per oltre un decennio.

L’unico inveniente, per dire, arrivò con l’omicidio di un industriale di Parma, Carlo Mazza, nel 1986: le indagini puntarono su un ex ballerina polacca, Katharina Miroslawa, con cui aveva una relazione. Indagini, giudizi e giudici furono concordi nell’indicare lei come mandante e complice e il marito come esecutore.

Ma per il resto la vita del locale è sempre stata sinonimo di cronaca rosa, tra calciatori e supervip. «Sino al 2000 non c’era campione, eroe dello sport o attore di teatro che non finisse la serata nel nostro night - ricorda l’ex direttore Roberto Camellini - venivano anche le signore». «Un peccato aver buttato via quei mobili, erano lo specchio di un mondo - ricorda ancora Montanari - Pochi mesi prima della chiusura venivano gli architetti a fotografare quell’ambiente che fu realizzato da Ausenda e Guidobaldo Grossi, uno scenografo di successo».

Dopo l’epoca della lap dance, delle signorine dell’Est che facevano compagnia anche per un brindisi a pagamento, negli ultimi anni il night funzionò soprattutto per discoteche con superfeste e ospiti di grido.

Poi, nel 2011, la chiusura.