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Promossi e bocciati: il pagellone della politica in una Modena che non brilla

di Davide Berti
Promossi e bocciati: il pagellone della politica in una Modena che non brilla

Gli alti e bassi tra progetti che stentano, come S. Agostino e Ex Amcm, temi che hanno messo in crisi la giunta, come la riorganizzazione delle scuole e la cultura: assessori e consiglio comunale ai raggi x

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Due anni fa il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli iniziò a lavorare in piazza Grande. Oggi, in una sorta di bilancio di metà mandato (il sindaco sarà in carica fino al 2019, mancano “solo” due anni operativi 2017 e 2018) mettiamo in fila la politica modenese che siede, a vario titolo, in Municipio: un modo diverso per dire quello che è stato, quello che sarà, senza prendersi troppo sul serio.

5 GIANPIETRO CAVAZZA Non deve essere facile esser vicesindaco di un sindaco iper: iper-presente, iper-attivo, iper-polemico. Però, francamente, in due anni, il bicchiere è desolatamente mezzo vuoto. Nella scuola è stato come drappo rosso nell'arena del toro nella gestione dei Comprensivi. Se la cultura si misura anche con le capriole per giustificare il Mata, allora siamo lontani dalla sufficienza. Proprio perché il suo spessore è innegabile, ci si aspettava di più. #rimandato

5,5 GIULIANA URBELLI Che non volesse fare l'assessore, è di dominio pubblico. Eredità pesante perchè, bene o male, l’(ex) assessore Maletti aveva un suo modello riconosciuto. All’attuale assessore, invece, manca lo sprint finale. #silenziosa

6 GIULIO GUERZONI Il delfino del sindaco sta raccogliendo risultati migliori con l'ambiente rispetto allo sport. Modena Volley, Modena calcio, la nuova Fondazione che porterà al superamento di Coop Spazio: estate calda. #polisportivo

4,5 ANNA MARIA VANDELLI Ricordiamo, con affetto, la sua sincera commozione parlando della Modena che verrà, illustrando il Psc (a proposito, qualcuno ha notizie?). Altro? Francamente, molto poco, se non gli scontri con Giacobazzi. L’avvocato, insomma, deve cambiare marcia. #laleggenonèugualepertutti

6 GABRIELE GIACOBAZZI Il più tecnico dei politici, il più politico dei tecnici. Sempre più un corpo estraneo alla Giunta, sono (più d’una) le voci che lo danno dimissionario entro la fine dell’anno. Rapporti tesi con il Sindaco, ancora di più con la collega Vandelli e dire che, tra tutti, è quello che può vantare un feeling con un pezzo di città ancora forte. #nostalgico

5,5 LUDOVICA CARLA FERRARI Vicinissima a Richetti, dalla rottura con la Bursi nello scorso dicembre i rapporti con Muzzarelli sono quelli che sono: la Maletti non la riconosce in quota, la sinistra Pd la reputa troppo renziana. Sui temi smart, suo cavallo di battaglia, gode di discreta credibilità. Sul bilancio Muzzarelli e Costi imperversano. #altalenante

5,5 TOMMASO ROTELLA Espressione di un partito che non c'è più (ammesso ci sia mai stato) fa il suo, provando a marcare il campo, su alcuni temi: esce bene dalla querelle sul mercato Albinelli, ma dà l’impressione che gli piaccia più fare l’avvocato che il politico. #anenglismaninnewyork

5,5 ANDREA BOSI Ultimo arrivato, su quartieri e partecipazione non è partito bene: aspro confronto con il plenipotenziario Costi e autosospensione col disco orario. Sta a Mezzetti come Bortolamasi a Bonaccini. #matricola

6,5 SIMONA ARLETTI (Pd) Da assessore a consigliere il passo (non) è breve. La ditta rimane il riferimento: o il Pd o morte. #fedelissima (che sia Pighi o il Duca)

7,5 GRAZIA BARACCHI (Pd) Per molti, il vero capogruppo. La sua firma su alcuni dei passaggi più delicati, dai Comprensivi alla Fondazione Cresciamo. #professoressadinomeedi fatto

7 ANDREA BORTOLAMASI (Pd) Non dev'essere facile sopravvivere tra Bonaccini e Muzzarelli, tra segreteria e consiglio, tra Modena, Bologna e Roma. Ci prova, a volte ci riesce, a volte no. Come cantava qualcuno: “anni di fatiche e botte e vinci casomai i Mondiali?” #unavitadamediano

7 meno ANTONIO CARPENTIERI (Pd) Braccio sinistro di Bortolamasi in segreteria, negli anni '70 sarebbe stato il funzionario ideale di partito: pochi fronzoli mediatici, molta presenza sul territorio. A volte, però, uscire dagli schemi non guasterebbe. #metodico

7 più CARMELO DE LILLO (Pd) Una delle sorprese. Il suo cavallo di battaglia: tutto quello che riguarda la scuola. Alfiere del vicensindaco Cavazza, scudiero della presidente Maletti. Si dice sia in rampa di lancio per prendere il posto di Bortolamasi come vice-capogruppo. #scolastico

7 FEDERICA DI PADOVA (Pd) L’ (ex) giovane democratica, spesso china sui libri in vista del suo percorso accademico (invidiosi per il suo viaggiare), interviene su pochi temi ma quando lo fa, lo fa con competenza e con (troppa, a volte) passione. Merce comunque rara. La ragazza ha talento ma non si applica sempre: come Balotelli, insomma. #talentuosa

5,5 TOMMASO FASANO (Pd) Il medico, componente della terza via, rappresentata in Regione dal consigliere Sabattini, paga il rapporto, ondivago, con il capogruppo. Il tema è però uno solo: il welfare, in tutte le sue salse. Come cantavano Morandi, Ruggeri, Tozzi: #sipuòdaredipiù

5,5 MARCO FORGHIERI (Pd) Se gli dicessimo che sembra uscito dalla Prima Repubblica, gli faremmo un complimento. Interviene, spesso e volentieri, su diversi argomenti. Una nota di merito: quasi sempre è preparato. Una nota di demerito: non abbiamo bisogno di fotocopie di Forlani. Urge un restyling. #pentapartito

5,5 DIEGO LENZINI (Pd) Catapultato in lista all’ultimo minuto utile, dopo due anni, sta - a fatica - prendendoci la mano. Lontano anni luce dalla vita di partito: lo ricordiamo con affetto, su queste pagine, per la polemica sui Comprensivi. #battitorelibero

6 meno CATERINA RITA LIOTTI (Pd) Una delle veterane, ormai, della politica modenese. In fibrillazione per il Consiglio dedicato ai 70 anni del voto alle donne, ancora di più sul linguaggio di genere. Ma la vera partita la gioca nel provare a guidare la commissione affari istituzionali sulla riforma degli istituti di partecipazione, tra una sfuriata di Costi e un mal di pancia di Sel. #consiglieraconlaa

6,5 FRANCESCA MALETTI (Pd) La convinvenza con il sindaco rimane complessa, per usare un eufemismo. Va un po’, poco, meglio con Bortolamasi e Trande. Rimane però un fatto: con i suoi consiglieri è l'ago della bilancia nei rapporti di forza del Pd. Le primarie non sono mai finite, o no? #muzzanuntetemo

5,5 MARCO MALFERRARI (Pd) Il compagno Malferrari è tra i consiglieri meno calati nella parte: sarà per il carattere, sarà perchè un delegato Fiom nel Pd ci sta sempre più stretto: urge uno scatto. #fantasmatico

7 meno GIULIA MORINI (Pd) Da Civati, passando per la Maletti, da Boschini passando per Speranza. Un percorso tortuoso, diciamo. Al suo secondo mandato, però, rappresenta uno dei pochi cavalli di razza del Pd: lodevole il suo intervento dopo gli sgomberi in Sant'Eufemia. #sanguigna

7 CHIARA SUSANNA PACCHIONI (Pd) Una delle novità del Consiglio, entrata in quota Maletti, si è distinta per interventi quasi sempre precisi e puntuali e un totale rispetto del ruolo e del luogo. Politicamente, forse, non farà mai notizia, ma è utile in un partito sempre più lacerato. #altritempi

7,5 FABIO POGGI (Pd) Vedi Arletti. In questo caso, però, niente ditta e rapporti con il sindaco vicini allo zero. Ha però passo e conoscenze amministrative come forse nessuno nel gruppo. Difficile da marcare, una spina nel fianco per il capogruppo. #pasodoble

6 VINCENZO WALTER STELLA (Pd) Segretario di circolo, presidente di polisportiva, consigliere comunale: di strada ne ha fatta. Componente della minoranza Pd, sempre più a disagio verso Renzi, sempre più fedele a Muzzarelli: spesso si lancia in polemiche sui social con i grillini all’arma bianca. #battagliero

6,5 PAOLO TRANDE (Pd) Quando non è impegnato a cercare di far cadere Renzi, preparare la sua scalata al consiglio regionale (respinta) o a Roma (leggi parlamentarie 2018) è il capogruppo del principale partito della città: un voto in meno. Mezzo voto in più perché a fare il capogruppo del Pd ci vuole coraggio. #glocal

6 meno meno FEDERICA VENTURELLI (Pd) La più giovane, in Consiglio. Dopo un periodo d’apprendimento, ci si aspettava un decollo, invece è ancora in rampa di lancio. L’età non può essere un alibi. #iltempodellemele

6 MARCO CUGUSI (Sel) Fare il consigliere di un partito, come Sel, dal futuro incerto, dev’essere complicato. Alleato - mai realmente scomodo - del Pd a Modena. Opposizione a Roma. Cugusi interpreta come può questo iato. Una varia: le pecore che brucano l'erba al Parco Amendola, no. Grazie. #bucolico

6 FRANCESCO ROCCO (Fas) La sua uscita dal Pd - nei modi e nei tempi - non è andata giù al sindaco (pare ci fosse però l'accordo con il capogruppo Trande). La gara con Cugusi su chi è più a sinistra, non sembra dare gli effetti sperati: rimane un alleato fedele del Pd a Modena ma l'impressione è che la strada per proseguire l’alleanza sia in salita. #barricadero

6 meno ANTONIO MONTANINI (Cambiamodena) Non c'è intervento che non parta da una sua esperienza personale. Lo fa spesso con toni d’altri tempi. Più vicino al Pd di tanti consiglieri dem, vota spesso come loro. Bisognerà che decida cosa fare da grande. #indeciso.

6,5 ANDREA GALLI (Fi) In un consiglio comunale, diciamolo, molto spesso piatto, uno dei pochi che ha il coraggio di osare, anche fuori le righe. Dialettica sopraffina, rapporti con i propri colleghi di gruppo freddini, difficilmente interviene fuori tema. #passionale

5 ADOLFO MORANDI (Fi) Un mantra: tassa e spendi, tassa e spendi. Sarà per deformazione professionale, ma si vede (e si sente, soprattutto), solo sui consigli comunali dedicati al bilancio. Urge allargare la prospettiva. #tremontidenoantri

6,5 GIUSEPPE PELLACANI (Fi) Come Galli, uno dei pochi con una dialettica da far invidia a Cicerone, mai sopra le righe (i geni non mentono) e mai fuori tema. Un po’ sognatore. #gentlemen

5,5 LUIGIA SANTORO (Ipl) Gender, unioni civili, aborto. La ricordiamo così: i temi etici, il suo cavallo di battaglia, crescendo alla scuola di Giovanardi, non ci stupiamo. #sentinella

6,5 MARCO BORTOLOTTI (M5S) Il primo candidato a sindaco che porta il (fu) Partitone al ballottaggio: solo per questo il voto dovrebbe essere alto. Ci aspettavamo, però, un’opposizione diversa, perchè quando giunta e maggioranza sono andate in difficoltà, non è stato quasi mai per i Cinquestelle. #riflessivo

7 LUCA FANTONI (M5S) Piccoli Di Battista crescono: Modena Calcio, canile, gattile, Psc, non c'è tema dove il buon Fantoni non metta becco. Si dice stia studiando da sindaco. #ambizioso

6 ELISABETTA SCARDOZZI (M5S) La prossima capogruppo, unica quota rosa nel M5S, è schiaccata da colleghi di partito di peso politico maggiore. Urge la svolta, si butti nell’agone, senza tablet però. #forzaecoraggio

6 MARCO RABBONI (M5S) Sullo scalone, si dice si sia raffreddato tra le dinamiche del Movimento. In effetti, negli ultimi mesi è sparito dal dibattito. Peccato, era tra le novità più interessanti. #nonticurardiloro

7,5 MARIO BUSSETTI (M5S) Vice-presidente del consiglio, nel suo gruppo è quello con il profilo istituzionale più marcato. Presente sui temi, non si ricordano interventi fuori asse: una rarità in tempi di politica urlata. Scommettiamo? La carriera politica non finisce qui. #sempresulpezzo

7,5 DOMENICO CAMPANA (Per Me Modena) Come si fa a non voler bene a Memi? Da quando non ha più l'ombra, politicamente ingombrante, della Querzè (con cui i rapporti sono sempre stati freddi) ha spazio di manovra. Forse, non sarà mai pronto per amministrare ma gli interventi sono da applausi. #sessantottino

6 meno MARCO CHINCARINI (Per Me Modena) Non passa consiglio dove non intervenga. L'orizzonte, nel suo caso, è fin troppo ampio, come la Sinistra che vorrebbe. Se sono rose, fioriranno: occhio però alle spine. #dilottaedigoverno

@dvdberti

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