Daniele, in pensione dopo una vita di lavoro in Comune
Daniele Palemburgi, classe 1958, dipendente comunale, dopo 43 anni di lavoro saluta tutti e se ne va in pensione. «Resto in servizio fino alla fine di luglio - commenta sorridendo - poi sarò libero....
Daniele Palemburgi, classe 1958, dipendente comunale, dopo 43 anni di lavoro saluta tutti e se ne va in pensione.
«Resto in servizio fino alla fine di luglio - commenta sorridendo - poi sarò libero. Certo non farò una vita da nababbo: il vitalizio sarà circa di 1400 euro al mese, ma me li farò bastare per potermi dedicare anima e corpo alla mia grande passione: la pallavolo».
Palemburgi infatti da oltre 30 anni allena squadre di pallavolo, in particolare della Mondial e della Goldoni. «È un bellissimo modo - continua il pensionando - per restare in contatto con il mondo dei giovani anche quando l’età avanza».
Il bilancio di tanti anni passati al magazzino Economato del Comune è senz’altro positivo. «Nel mio percorso lavorativo - spiega - ho sempre avuto la fortuna di trovare persone con cui si poteva discutere liberamente: un atteggiamento che facilita i rapporti umani durante la giornata. Certo non sono state tutte rose e fiori, ma dai... alla fine è andata bene». Ovviamente in casi simili è lecito abbandonarsi a qualche “amarcord”. «All’inizio degli anni ’90 - dice Daniele Palemburgi - al settore Economato eravamo circa in 15, adesso, con il mio pensionamento, resteranno in due. Il nostro è un lavoro pesante, la schiena a una certa età comincia ad abbandonarti...». Palemburgi parla mentre scarica un camion intero di poltroncine da sistemare in piazza Martiri: serviranno alle iniziative culturali e di spettacolo promosse dal municipio. «Le dico la verità - commenta ancora - se fossi riuscito a rientrare nella legge delle baby pensioni avrei colto la palla al balzo. So che è profondamente ingiusto smettere di lavorare dopo solo 20 anni di attività, soprattutto perché i contributi previdenziali versati sono troppo pochi per pretendere di ricevere un vitalizio all’età di 40, o 50 anni. Ma mi sarei ispirato a certi nostri politici - commenta - che incassano vitalizi principeschi e non sono disposti a rinunciare nemmeno a un euro adducendo il principio dei diritti acquisiti. L’Italia è il Paese dei furbetti, c’è poco da illudersi per il futuro».
Rino Filippin
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