Longagnani, 10 anni sott’assedio
Tre furti al mese, motori interi che spariscono, acrobazie, guadi e fughe con carriole piene di ricambi
È uno dei “cimiteri per auto” più saccheggiati di Modena e provincia e l’area non ha pace da almeno una decina d’anni: i ladri fanno visita di media due, tre volte al mese. Il “custode” di questo deposito di auto da demolire racconta di fare di tutto, di aver passato anche sei mesi di fila in bianco a cercare di arginare le visite notturne, spiega come scenda in campo armato di visore maschera agli infrarossi, di aver avuto anche incontri-scontri ravvicinati e afferma che, nonostante gli anni passino, la situazione è costante.
La sua è una battaglia quotidiana e la guerra non finisce: a combatterla è Beppe Longagnani, il titolare della ditta di autodemolizioni la cui sede, quella di via Razzaboni, è stata saccheggiata solo qualche giorno fa. Ma il reparto operativo delle sua ditta, cioè il campo di battaglia suo e quello dei ladri, è un altro: è sulla via Giardini vicino a Baggiovara, dove c’è il grande cimitero di auto, accanto a quello del collega Righetti autodemolizioni. È qui che si gioca a guardie e ladri, è qui che le imprese di quest’ultimi sono quasi da non crederci: si va dal violare muri di tre metri e venti alla fuga nei campi con carriole pesantissime, dai balloni di fieno gettati nel canale per creare un passaggio sicuro al furto di un intero motore fatto scavalcare sopra la grande muraglia che cinge lo spiazzo.
Beppe Longagnani racconta: «Sì, sono ormai dieci anni che pressoché ogni sera facciamo i controlli. La maggior parte li faccio io, personalmente, perché abbiamo visto che non bisogna aspettare le ore piccole, questi ladri entrano in azione verso le 22, 22.30 e se ritardano non si va oltre la mezzanotte. Lo schema è ormai un classico: agiscono in squadre, da 4 a 5 banditi, sempre col cappellino con visiera o una felpa in testa per non essere riconosciuti. Si fanno lasciare sulla via Giardini, vicino al distributore di benzina, poi si infilano dove c’è un casolare abbandonato, dove c’è una catena come sbarra e arrivano in campagna, nel retro dei fabbricati e delle case che vanno da quel tratto al mio deposito. Tra la mia area e quella di Righetti c’è un fossato, un canale con l’acqua. Lo passano, a volte hanno preso dei balloni di fieno da una casa di un contadino qui vicino e hanno creato un piccolo ponte. Quindi arrivano al muro, che cinge i lati del deposito. Usano delle scale, a volte fanno anche dei buchi e poi passano, entrano dentro».
«Vedete? Ci sono ancora le pedate sul muro lasciate dall’ultimo colpo» dice Beppe Longagnani indicando tutta una serie di tracce, in più punti. E per portare fuori i pezzi di ricambio, che hanno tutti un certo peso? «A volte usano questo escamotage. Trovano dentro un’auto su quattro ruote (la maggior parte qui, delle centinaia che vi sono depositate, non le ha) la spingono piano piano vicino al muro e poi vi salgono sopra, facendo il passamano dei pezzi. Pezzi poi che caricano su carriole e trasportano a mano sino ad arrivare nel retro del casolare, da dove arrivati. Dopo avvisano, passa il loro complice con un furgone che carica il tutto e hanno fatto nottata».
«Rubano pezzi di motori diesel, alcuni vecchi che non si trovano più in giro altri più nuovi - spiega Longagnani - dai più piccoli ai più grandi. Non disdegnano accessori e anche i pneumatici. Insomma è un continuo. Ed è il nostro guadagno: magari i nostri ragazzi impiegano una giornata a smontare il pezzo e il giorno dopo loro sono passati e se lo sono portati via. Hanno portato via in un sol colpo un motore di una Opel portandolo fuori intero. Le telecamere ci sono, soprattutto nell’area vicino agli uffici, dove c’è pure l’abitazione dei miei genitori. Si coprono il volto, hanno il cappellino ed è finta lì. Mia madre è anziana, mio figlio ogni tanto suona con gli amici nel capannone attiguo, non si sa mai quali siano poi le intenzioni di questi, solo rubare oppure svaligiare, aggredire. A volte li ho mandati via, ma tornano. Mio figlio, quando era piccolo si è trovato un ladro davanti: questi lo ha sgridato e gli ha detto di andare in casa. Il furto più grosso? Spaccarono porte e finestre di un capannone interno e fecero una razzia di catalizzatori, per migliaia di euro. Anche il mio confinante è nel mirino: a forza di furti ha dovuto buttare via la recinzione, la rete metallica vicino al canale e far costruire un muro come il mio, per cercare di rendere più difficili i loro assalti. Noi segnaliamo, avvisiamo, le forze dell'ordine sanno che ci sono queste bande dell'Est specializzate. Ma qui tutto prosegue inesorabilmente».
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