Novi Sad, spese alte e incassi che calano
«Un lavoro poco remunerativo, e purtroppo c’è chi fa il furbo: servirebbero controlli più severi»
Tante spese, pochi controlli. È la sintesi dei problemi registrati al mercato del Novi Sad. Sono punti che uniscono voci sia italiane sia straniere. Tuttavia, ci sono anche aspetti che li separano. «Se si guarda i banchi pakistani - attacca Guido Sirri - si vede che i prodotti sono tutti uguali: com’è possibile? Chiediamo come Consorzio Il Mercato un maggior controllo sulla merce e la qualità». Nella duplice veste di presidente del Consorzio e ambulante analizza la situazione della zona. «L’attività c’è da 54 anni - riprende Sirri - ma non è stato mai così difficile. A Modena negli ultimi anni non è aumentato niente neanche di un centesimo. Non ci sono attività che hanno chiuso; semmai hanno venduto la licenza. Ci sono quattrocento operatori e gli stranieri sono un cnetinaio. Negli ultimi dieci anni è iniziato il fenomeno dell’affittanza vera e propria». «Si lavora molto meno di prima». A parlare è stavolta Singh Baljindar. «Ho l’attività da circa sette anni - riprende l’ambulante - e ho visto colleghi andare via. Pensiamo di rimanere, non è opzionale andar via: bisogna pur mangiare. Comunque si spende troppo: sono circa 1.500 euro per tutto l’anno. Inoltre, ai clienti non si può chiedere troppo». Chi c’è da più tempo concorda e attacca. «Abbiamo l’attività di famiglia dal 1954 - spiega Corrado Battistini - e la seguo dal 1994. La situazione è peggiorata tantissimo. Le spese per il suolo pubblico sono aumentate del 25-30 percento. Quasi tutti paghiamo oltre mille euro di plateatico. Alla fine dell’anno, pagato le tasse e tutto, vorrei vivere una vita dignitosa, non da nababbo. Non ci sono problemi d’integrazione con gli stranieri. Tuttavia, ci sono banchi che hanno roba soltanto a un euro. Posso indicare mille banchi che non pagano le tasse. Servirebbero controlli più rigidi. Potrebbero servire anche licenze gratuite per i giovani per cinque anni». «Gli stranieri vendono tutto a uno o due euro - fa eco Mario Ghidoni - e stanno anche in cinque o sei in un banco. Controllano noi, non loro: è strano. Alla nostra associazione non frega della nostra situazione». Chi è giunto dall’estero garantisce l’onestà del proprio operato. «Il suolo pubblico costa tanto - rivela Ahmad Najam - di sicuro più che a Bologna. Fino al 2012 si stava bene, dopo è cambiato tutto. Paghiamo tutti le tasse: è giusto e poi altrimenti ci tolgono la licenza. È difficile, ma intendiamo rimanere qui». Le ‘stoccate’ non sono finite. «L’attività era di mio padre - assicura Wainer Tassoni - l’ha aperta nel 1961. Non ricordo un momento più difficile. C’è qualcosa in più che si può chiedere al Consorzio: dovrebbe fare gli interessi di tutti. Se qualcuno non paga la quota non c’è dato sapere chi sia. Servirebbe un po’ più di trasparenza. Si potrebbero fare eventi, ma l’importante è che noi abbiamo un ritorno». (g.f.)
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