Alla moschea turca: religione e politica per una comunità
Visita a Ulu Cami, centro islamico sotto il controllo statale molto vicino all’Akp: l’imam stesso è del partito del premier
MODENA. Sui quasi 700mila abitanti della nostra provincia più di 30mila sono musulmani provenienti da decine di paesi diversi.
Poco più del 4% dell'intera popolazione di Modena e provincia è musulmana ed un terzo dei cittadini immigrati è di confessione islamica. Non esistono rilevamenti ufficiali in base al credo religioso, si tratta di stime attendibili ricavate dalla nazionalità dei migranti censiti nel nostro territorio. L'Islam organizzato modenese è frammentato ma non conflittuale. In città e provincia esistono 11 centri islamici di cui 4 hanno un carattere etnico dichiarato.
Si tratta delle due “moschee” turche, l'Ulu Cami (la “grande moschea”) di via Munari, in pieno centro storico, e il piccolo circolo culturale islamico di via Unione Sovietica a Carpi, cittadina dove già si trovano altre tre sale di preghiera due delle quali gestite da pachistani.
Le moschee turche sono una rarità nel nostro paese e caratterizzano etnicamente la scena islamica locale riflettendo la storia delle ondate migratorie degli ultimi decenni. I primi turchi si sono stabiliti a Modena e provincia verso la fine degli anni '70. Oggi sono alcune centinaia. Si tratta di una catena migratoria di stampo familiare e regionale legata ai territori di Corum e Denizli, città dell'Anatolia centrale. I fedeli della grande moschea sono figli della Turchia rurale e tradizionalista non della modernizzazione di Istanbul.
La maggioranza lavora nell'edilizia, le rosticcerie di kebab sono gestite da migranti curdi, non da turchi. La “grande moschea” si trova in un punto strategico della città, a due passi dalla stazione. La sua posizione la rende ideale per i tanti musulmani che abitano nel quartiere o sono semplicemente di passaggio. Il centro è direttamente controllato da Ankara che attraverso il Ministero degli Affari Religiosi fornisce direttive, personale e materiale didattico. L'imam si chiama Ismail Sofoglù, ha una quarantina d'anni ed è originario di Antalya. Diversamente dalla maggioranza degli imam presenti sul nostro territorio, Sofoglù è laureato in teologia islamica. Come altri centinaia di imam turchi, dopo il diploma è stato mandato in missione all'estero nelle moschee della diaspora anatolica. All'appartenenza nazionale e addirittura regionale della comunità si aggiunge anche l'affiliazione dichiarata all'Akp, una formazione conservatrice di ispirazione islamica attualmente partito di governo in Turchia.
«Il 90% dei frequentatori del Centro sono elettori o simpatizzanti dell'Akp», spiega un dirigente. L'Ulu Cami è anche l'unica “moschea” del nostro territorio che conta una donna imam responsabile delle orazioni nella sala riservata alle donne. Il centro, un ex magazzino, si compone infatti di uno spazio di preghiera per gli uomini, uno più piccolo per le donne, un cortile per la socializzazione religiosa, un'aula per le attività didattiche e un ufficio per l'amministrazione. Nell'atrio ci sono le scarpiere e i sanitari per le abluzioni obbligatorie prima della preghiera. All'interno, ogni centimetro del pavimento è ricoperto di tappeti orientali, sui muri ci sono i simboli e le bandiere turche esposte a lutto per ricordare i morti nell'ennesimo attentato che ha sconvolto Istanbul, nel primo giorno di Ramadan:«Purtroppo nemmeno questo mese sacro è capace di fermare la follia dei terroristi. Sono fatti che ci toccano nel profondo ma molti di noi si considerano a tutti gli effetti modenesi», dice un fedele turco.
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