Dal Camerun a Modena: «In Italia perché amo la cultura»
Yvette, 31 anni, in Italia da quattro anni: «Per tanti africani sono troppo occidentale»
MODENA. In questo mondo globalizzato e contemporaneamente pieno di confini, la parola identità è diventata quasi una sfida semantica, ancora prima che culturale e politica.
Ma l'identità è anche sentimentale e patriottica: nella puntata di oggi parliamo di questo e altro con Yvette Nina Enomana, 31 anni, originaria del Camerun, in Italia da quattro anni.
«Sono venuta qui per studiare, prima a Trieste e poi a Modena, dove nel 2014 ho frequentato un corso di cooperazione internazionale promosso dal Comune, grazie al quale ho vissuto un'esperienza molto istruttiva in Burkina Faso con l'associazione Bambini nel Deserto», racconta Yvette che dal 2013 collabora anche con l'associazione modenese Voice Off che si occupa, tra le altre cose, della realizzazione di film documentari e laboratori di video partecipativo.
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«È stato molto interessante per me sperimentare un'esperienza di cooperazione internazionale nel mio paese, da africana in Africa, dove l'idea di cooperazione con cui sono cresciuta è quella data dai media locali, molto diversa dalla realtà che ho vissuto in prima persona».
«Ho potuto constatare quanto sia importante adottare un tipo di cooperazione decentralizzata e lavorare sul concetto di reciprocità e di autonomia. È stato strano, in questa sede, il confronto con i miei fratelli africani: loro non mi consideravano una conterranea ma mi associavano al mondo occidentale e il bello è che anche gli italiani hanno lo stesso atteggiamento al contrario».
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Prosegue Yvette nelle sue considerazioni: «In Occidente ti guardano come una ragazza africana, in Africa ti considerano un'occidentale e non hai più un'identità - spiega Yvette -ho approfondito il sentimento dell'identità anche a Modena, in due occasioni diverse: con Voice Off ho collaborato facendo diversi laboratori con il Centro Stranieri, grazie ai quali mi sono resa conto che siamo tutti stranieri e, nell'esserlo, siamo tutti diversi».
Così ha fatto una scoperta importante: «Mi sono trovata di fronte a persone scappate dalla loro terra a causa della guerra e mi sono sentita una privilegiata. Con l'associazione Moxa, ho fatto un laboratorio all'istituto Corni sull'immigrazione e più in generale, anche qui, sul tema dello straniero. È stato affascinante scoprire punti di vista per me inaspettati, ad esempio quello di ragazzi del sud Italia venuti a vivere al nord, a Modena, le differenze linguistiche che hanno incontrato (alcuni di loro erano abituati a parlare solo nel loro dialetto) rendendomi conto, ancora una volta, che siamo tutti stranieri e contemporaneamente non lo siamo».
Laureata in Giurisprudenza in Camerun, Yvette sta studiando per la laurea specialistica in Scienze della comunicazione a Trieste. «Prima di arrivare in Italia ho frequentato un corso di italiano e ho scelto questo Paese perché mi piaceva molto la lingua. Da quattro anni non torno a casa. La mia vita ormai è in Italia ma sarà bello tornare a visitare la mia terra e scoprire nuove facce della parola identità, oltre a quelle conosciute fino ad ora».
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