Una sala e borsa di studio per ricordare Marisa Setti
L’area dei prelievi intitolata all’amministratrice che per 50 anni ha contribuito alla crescita del volontariato. Oggi 3.500 soci attivi e l’attività nelle scuole
L’intitolazione della sala prelievi della sede associativa e il progetto di una borsa di studio. Così l’Avis di Carpi ha ricordato, a un anno dalla scomparsa, Marisa Setti, amministratrice, dirigente, consigliera e presidente dell’associazione carpigiana, che si è distinta per l’entusiasmo e la capacità con cui per 50 anni ha contribuito alla crescita del volontariato del sangue a livello locale e provinciale.
Nella mattinata di ieri si è svolta la cerimonia durante la quale Severino e Federico Marchi, marito e figlio di Marisa Setti, insieme al presidente Avis di Carpi, Fabio Marani, hanno svelato la targa commemorativa. L’idea della borsa di studio intitolata a suo nome è una bozza.
«La desideriamo molto – ha affermato Fabio Marani – come continuità nella direzione della formazione nelle scuole». Già, perché di sangue non ce n’è mai abbastanza. Basti pensare che una delle responsabilità più impegnative per l’Avis di Carpi è fare fronte ai casi in cui, entro poche ore o giorni, si debba rispondere alla richiesta di quantitativi ingenti di un dato gruppo sanguigno, proveniente specificatamente da un uomo o una donna. In questi casi si contatta telefonicamente donatore per donatore: un impegno enorme. Non tutti sanno che, oggi, il sangue viene donato raramente tramite sacche intere di un determinato gruppo sanguigno: nella normalità, viene scomposto in emoderivati, la sola specificità dei quali serve al paziente. L’impegno dell’Avis di Carpi, seconda a livello provinciale quanto a donazioni, l’ha resa di una dimensione tale da potersi rapportare alle esigenze della nostra realtà. «Abbiamo circa 3.500 donatori attivi ad oggi – ha spiegato il dottor Massimo Bevini - e nel 2015 abbiamo registrato 5.600 donazioni prelevate, oltre ad essere state una delle poche sezioni a incrementare le donazioni: 5% in più, oltre 300 donazioni». I giovani sono il bacino di utenza che l’Avis privilegia recandosi nelle scuole, dove raccoglie centinaia di nuovi donatori ogni anno.
«Non sono mai abbastanza – continua il dottore - anche perché le regole sono sempre più restrittive: la raccolta del sangue deve essere fatta in sicurezza sia per chi dona, ma soprattutto per chi riceve. Possiamo garantire, come i dati degli ultimi anni confermano, la sparizione di infezioni da trasmissione per sangue infetto. Maggiori restrizioni equivalgono a maggiore qualità, anche in virtù del ritorno di alcune malattie debellate ma che, con la globalizzazione, hanno aumentato la loro velocità di trasmissione».
Le difficoltà? Ne ha parlato il sindaco Alberto Bellelli. «L’Avis di Carpi ha un gruppo dirigente giovane – ha affermato – ciò che non succede in Italia. Il passaggio di testimoni è sempre più difficile. È il problema del volontariato. Ma quando si vuole guardare al futuro occorre costruire nuovi gruppi dirigenti: l’Avis c’è riuscita».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
