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«Chioschi quelli nel Parco di Modena? No sono case che soffocano il parco»

di Carlo Gregori
«Chioschi quelli nel Parco di Modena? No sono case che soffocano il parco»

L’agente della Forestale che indagò sugli ecomostri voluti e difesi dal Comune di Modena racconta al processo le sue indagini: «Documenti comunali e della soprintendenza regolari ma dal sopralluogo era chiaro: l’area verde non sarebbe più stata la stessa»

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Caso chioschi: tutto regolare stando agli atti, ma solo formalmente: fin dai primi giorni dei cantieri si capiva che lo spazio sarebbe diventato così esiguo che il parco ne sarebbe rimasto snaturato. È quanto è emerso ieri al processo sulle irregolarità che hanno portato al sequestro delle quattro aree al Parco della Rimembranza. È emerso dalla deposizione dell’agente di polizia giudiziaria del Corpo Forestale che ha eseguito i primi controlli e le verifiche, compresa la lunga raccolta dei documenti.

L’agente ha spiegato che i primi accertamenti, risalenti agli inizi di marzo 2014, erano avvenuti poco dopo l’apertura dei cantieri autorizzata dal Comune. Il caso di Bobotti, ad esempio, indicava che oltre al chiosco era previsto uno spazio esterno molto ampio più una condotta fognaria lunga 15 metri. Un secondo sopralluogo nello stesso posto aveva portato a constatare che era stato danneggiato il pino nero, danno poco dopo al centro di numerose considerazioni sull’invasività dei chioschi per la vegetazione. Queste attività, però, non solo erano tutte autorizzate dal Comune ma risultavano regolari anche per la Soprintendenza. A questo punto la discussione in aula si è fatta aggrovigliata. È emerso che secondo la Forestale il carteggio tra Soprintendenza e Comune era sì regolare e completo quanto a segnalazioni di progetti e permessi, ma che le indicazioni prescritte erano molto cambiate da quelle precedenti. A domanda, è stato spiegato che nel 2003 l’allora soprintendente Elio Garzillo aveva manifestato la propria contrarietà a costruire chioschi simili a quelli attuali e anzi aveva dato indicazioni per ripristinare gli abusi dei chioschi vecchi. Poi è arrivato il cambio in Soprintendenza con l’arrivo della Grifoni in regione e, per Modena, della Polidori, quando anche in Comune a Modena era cambiata giunta. Con il sindaco Giorgio Pighi e l’assessore Daniele Sitta arriva il nuovo progetto di riqualificazione urbanistica e commerciale. Arriva un nuovo progetto, le vecchie limitazioni spariscono. Tutto questo avviene, chiaramente, perché sono cambiati i tempi e le esigenze ma soprattutto sono diversi gli interlocutori. Ora il Parco è considerato luogo commerciale, spazio verde per bar.

In cosa consiste allora il presunto reato di abuso edilizio? L’agente della Forestale ha spiegato che fin dale primi visite risultava chiaro che qualcosa non andava: «Quelli in costruzione erano immobili, non chioschi - ha detto - non è possibile che in quello spazio verde ristretto ci fossero quattro chioschi e che restassero aperti tutto l’anno. L’uso del parco non era più quello». Di qui le indagini fino alla informativa finale del 26 giugno che sottolinea le violazioni di vincoli.

Prima aveva parlato il presidente di Italia Nostra di Modena Giovanni Losavio ripercorrendo le tappe che hanno portato dalla prima segnalazione fatta da Gaetano Galli fino alla inchiesta. Il processo proseguirà in novembre con l’audizione dei concessionari. Sono in tutto i15 i testimoni da ascoltare. Intanto prosegue il conto alla rovescia verso la prescrizione, nel 2019...

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