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I legali della difesa in coro «Tutte accuse infondate»

di Daniele Montanari
I legali della difesa in coro «Tutte accuse infondate»

SERRAMAZZONI. Si concluderà il 7 luglio il processo su Casa Giacomone, una delle vicende urbanistiche che hanno fatto più discutere a Serra, con la lottizzazione sul crinale della montagna. È quanto...

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SERRAMAZZONI. Si concluderà il 7 luglio il processo su Casa Giacomone, una delle vicende urbanistiche che hanno fatto più discutere a Serra, con la lottizzazione sul crinale della montagna. È quanto è stato confermato ieri in chiusura dell’udienza che ha dato parola alle difese, alla presenza tra il pubblico di una delegazione di Libera e della consigliera 5 Stelle Francesca Marzani. Iniziato nel 2013, il procedimento giudiziario vede imputati l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi, il geometra comunale Daniele Gorrieri e sul fronte privato gli ingegneri Adriano Vandelli (progettista) e Alessandro Giovannini (committente). Nell’udienza del 12 maggio, il pm Marco Imperato aveva chiesto la condanna a due anni per Tagliazucchi, Vandelli e Giovannini, ritenendo invece da assolvere Giacobazzi e Gorrieri. Da parte sua, l’avvocato Andrea Mattioli per la parte civile aveva quantificato in 10 milioni il danno subito dal Comune. E ieri è stata la volta dei legali difensori, che hanno respinto con forza ogni addebito. Sempre cruciale nel dibattito, il passaggio dal piano regolatore del 2004 al piano particolareggiato (PP23) approvato nel 2007 (unici voti contrari in Consiglio quelli di Leonelli ed Orlandi) disponendo, per un errore cartografico, un aumento del 75% di superficie fondiaria (da 28mila a 48mila metri) e suddividendo tutta la zona in 60 lotti per la realizzazione di 104 alloggi, villette al posto dei condomini iniziali. L’avvocato Roberto Ghini (difesa Tagliazucchi) ha sottolineato che «non vi è alcuna prova diretta che il passaggio alle villette abbia portato un beneficio economico agli attuatori. Fu una scelta politica procedere in questo modo, come ha testimoniato l’ex assessore all’urbanistica Sabina Fornari». Ha ricordato che in un crinale di secondo grado come questo si può costruire e che peraltro la tipologia delle villette è già presente nelle zone attorno. «Non esiste un elemento per dire che il Comune è soggetto danneggiato» ha chiosato. Molto articolato e tecnico l’avvocato Luca Pastorelli (difesa Vandelli e Giovannini). Anche lui ha richiamato la deposizione della Fornari a proposito della zona verde ricevuta in cambio dal Comune, che Mattioli aveva giudicato “un calanco”. «Si tratta invece – ha ribattuto - di un’area espressamente richiesta dal Comune, come ha spiegato l’ex assessore, per progetti sportivi» come lo sci d’erba d’estate e il bob d’inverno. Ha bacchettato parecchio l’architetto Antonella Manicardi per aver sostenuto che la Provincia nulla sapeva delle variazioni d’intervento fino al 2011, evidenziando come già nella prima valutazione di rischio sismico fosse stata fatta un’analisi approfondita della situazione. «Non esiste un solo elemento di accusa fondato nei confronti di queste due persone – ha concluso – che vanno assolte e meritano di essere lasciate in pace, dopo aver patito tanto per questa storia».

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