AccogliaMO/Modena a braccia aperte La solidarietà si fa storia - INVIATE LE VOSTRE FOTO
L’Udi Modena vuole ricostruire il cammino dell’ospitalità nella nostra provincia I bimbi di Cassino e Chernobyl, gli sfollati del Polesine: a caccia di testimonianze Inviate le vostre foto che raccontano Modena e l'accoglienza a cronaca.mo@gazzettadimodena.it
MODENA. È di pochi giorni fa l'iniziativa molto partecipata “Un fiore come un uomo”, promossa da diverse associazioni modenesi che a vario titolo trattano il tema dell'accoglienza, che ha invitato la cittadinanza a recarsi in Piazza Grande con un fiore in mano per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul tema dell'accoglienza e integrazione dei migranti. Modena è da sempre una città sensibile al tema dell'accoglienza: lo dimostrano l'operato di associazioni storiche come Porta Aperta attiva sul territorio dal 1978, le politiche dell'immigrazione davvero all'avanguardia poste in essere negli anni Novanta...
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Ma questo è solamente uno spaccato, il più recente, di una realtà, la nostra, che si è sempre contraddistinta per spirito di ospitalità e accoglienza fin dai tempi passati, di cui si parla poco in riferimento a questo aspetto. In particolare, parliamo degli anni del secondo dopoguerra che a Modena, come nel resto dell'Emilia, ce li hanno sempre raccontati come anni di difficile pacificazione. Ma c'è un racconto meraviglioso e poco approfondito che si snoda a partire dal 1945 e in modi e forme diverse arriva fino ai giorni nostri, una storia fatta da donne, soprattutto le donne dell'Udi (Unione Donne Italiane) sostenute da familiari, associazioni e istituzioni, che racconta un modo inedito di esercitare la politica nella quotidianità del vissuto.
«Una politica dell'accoglienza di cui non si parla mai ma che ha cambiato il destino di molti – racconta la storica Paola Nava che insieme a Tito Dotti, Fabio Montella, Giulia Ricci, Mario Toni, Laura Piretti, Rosanna Galli e Pietro Marmiroli hanno costituito il “Laboratorio per la storia e le memorie delle cittadinanze, del welfare e delle politiche dell'accoglienza” presso l'Istituto Storico della Resistenza e di storia contemporanea e su questi temi stanno conducendo una ricerca che porterà ad un convegno in città ad ottobre 2016 – Le nostre donne facevano quello che sapevano fare da sempre: curare, allevare, insegnare, amare. In una parola: accogliere. E questo si traduce in imprese storiche come l'ospitalità ai bambini della nostra montagna, del Frignano soprattutto, a partire dal 1945; poi ci sono i bambini di Cassino e romani nel 1946, i napoletani nel 1947, i bambini del Polesine nel 1951, i terremotati dell'Irpinia nel 1961-63 e così via fino ai bambini di Chernobyl in epoca più recente».
E non si tratta solo di bambini. Intere famiglie vengono ospitate in occasione dell'alluvione del Polesine: in provincia di Modena vengono accolti circa 3800 alluvionati ed è di più di 47 milioni di lire la cifra raccolta all'epoca per sostenere queste popolazioni. Ospitalità viene offerta anche ai profughi istriani: a Modena è il sindaco Corassori, nel marzo del 1947, che trova “ricovero” a famiglie e bambini; sempre lui chiamò i treni dei bambini i “Treni della felicità” e andò a Napoli a prenderli per portarli a Modena e affidarli alle famiglie che si erano rese disponibili ad accoglierli.
«Le famiglie coinvolte si scambiavano regolarmente informazioni dalle rispettive città - spiega Nava – attraverso il supporto dei Comitati di solidarietà per l'accoglienza ai bambini e grazie ai notiziari. Le famiglie che accolsero di più i bambini romani e napoletani furono soprattutto quelle dei mezzadri in zone come Castelfranco, Cavezzo, Mirandola, Nonantola, Carpi, Finale, Bastiglia, Formigine, Albareto, San Damaso».
I bambini arrivavano con treni speciali, a scaglioni; sui treni tanti striscioni, uno del 17 marzo 1946 recitava: “Le madri di Cassino benedicono le madri del Nord”, su un altro del 29 gennaio 1946 era scritto: “Mamme modenesi siate benedette”.
INVIATECI LE VOSTRE FOTO: Questa ricerca è aperta al contributo dei cittadini che vogliono partecipare: chi è in possesso di materiale fotografico e testimonianze di accoglienza in provincia di Modena nel secondo dopoguerra può scrivere a cronaca.mo@gazzettadimodena.it
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