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FINALE. FU ARRESTATO, ORA E’ LIBERO

Nessuna estorsione, ma spacciava

Tafuri prosciolto dall’accusa di ricatto è stato condannato per droga

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FINALE. Prosciolto dalle accuse di tentata estorsione e eliminato il capo di imputazione per il favoreggiamento di estorsione. Il 39enne di origine palermitana, cresciuto ad Aversa e residente da tempo a Finale, Gaetano Tafuri è stato condannato ieri al termine di un processo con rito abbreviato solo per lo spaccio di droga: la pena è di un anno e quattro mesi già “scontati” che, dati i precedenti, non è stata sospesa.

L’aspetto importante di questo processo a porte chiuse è stato proprio il ridimensionamento dell’accusa di tentata estorsione che l’uomo avrebbe commesso nei confronti di due persone: avrebbe cercato di riottenere indietro 50 euro a testa pretendendoli con parole piuttosto accese ma non tali - secondo il magistrato così come aveva spiegato il difensore, avvocato Marco Ferraresi - da configurare un tentativo di estorsione vero e proprio. Di qui il non luogo a procedere. Eppure all’inizio del mese, uscito da poco dal carcere, Tafuri era stato arrestato in flagranza di reato dalla polizia nel corso di un blitz proprio durante una delle numerose estorsioni che stava mietendo in atto, per conto di un mandante, un imprenditore 37enne di San Felice.

Questa vicenda, che aveva portato in carcere Tafuri per una misura cautelare, era già stata ridotta in sede di Riesame con i domiciliari poi tramutati in obbligo di forma. Ora è libero. Il caso è poi collegato a quello di un finalese che era stato scoperto con una piantagione di marijuana: ieri l’uomo ha patteggiato due anni di carcere. Ha patteggiato tre mesi anche un marocchino coinvolto nel giro di spaccio di droga.

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