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Anna Corsini, la signora modenese degli angeli

di Maria Vittoria Melchioni
Anna Corsini, la signora modenese degli angeli

La storia dei “bambini alati” della Corsini apprezzati anche da Papa Wojtyla

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Citando liberamente James Matthew Barrie “Tutti i bambini essendo stati angeli prima di trasformarsi in esseri umani, nelle prime settimane di vita hanno un certo prurito sulle spalle, dove un tempo c'erano un paio di ali”. Questo legame tra l'infanzia e le sfere angeliche è un soggetto ben noto alla pittrice Anna Corsini che, da quando era lei stessa una bambina, ha iniziato a riportarlo su tela riscuotendo un ottimo successo. «Vittorio Sgarbi mi ha detto: “Gli angeli sono un soggetto ruffiano perché affascinano tutti, anche i non credenti - spiega l'artista - ed infatti la mia forma d'espressione non è strettamente legata alla religione o alla spiritualità». La scelta di questo soggetto nasce con l'istinto che Anna ha sempre avuto di esprimere graficamente ciò che l'animava. «Un istinto che si è rivelato quando ero molto piccola e scarabocchiavo sui muri di casa per la gioia dei miei genitori - racconta Corsini - Dopo i primi rimbrotti, vedendo che continuavo imperterrita a disegnare ovunque e che spesso mi rintanavo dietro ai mobili con i colori, hanno deciso di regalarmi un cavalletto con la tela e i colori». Anna ha nove anni quando riceve questo dono, nove anni ben diversi da quelli dei bambini del giorno d'oggi già tecnologicamente avanzati e proiettati verso un mondo che parla una lingua visiva sempre più veloce e sempre meno propensa a restare nella memoria. «Le prime cose che ho disegnato sono state ovviamente le casette e i paesaggi - ricorda Anna - ma quasi subito ho iniziato a riprodurre figure umane. Gli umani più simili a me in quel preciso momento erano i bambini. Ho ritratto tutti gli amichetti e tanto anche me stessa. Poi, in un passaggio che mi sfugge razionalmente e che sinceramente non so spiegare, questi bambini hanno messo le ali e si sono tramutati in angioletti». L'iter creativo è un processo che spesso accade senza piena consapevolezza e che porta, a volte, a ripetere ossessivamente le stesse cose. «I miei angeli sono tutti figli miei. Sono i bambini che vivono dentro di noi - approfondisce l'artista - è questo il messaggio che vorrei che passasse con le mie opere: cullare, mantenere viva, custodire la parte più giocosa del nostro essere, il candore dei fanciulli, lo stupore di quell'età. E questo non significa comportarsi da bambinoni, ma saper ancora guardare il mondo con gli occhi dei bambini e provare le sensazioni che provavamo a quel tempo». Tra gli ammiratori della Corsini ci sono tanti personaggi noti. La gallery fotografica spazia da celebrities ad intellettuali passando per Papa Giovanni Paolo II. «Ho avuto la fortuna di essere ricevuta in udienza da lui e a breve ripeterò l'esperienza con Papa Francesco - dice Anna - in Vaticano hanno apprezzato la mia arte. Anche se un prete nella basilica di Noto una volta mi disse che era rimasto deluso dai miei angeli troppo terreni a suo dire, poco aderenti all'iconografia classica, cosa per altro vera, ma è proprio questo tratto che li distingue da quelli dipinti dai grandi artisti davanti ai quali anche io resto a bocca aperta e mi interrogo su come sia stato possibile realizzarli in modo così sublime». Non essendo strettamente correlati con la spiritualità, questi angeli-bambini vengono apprezzati davvero da chi coglie l'intento di voler esprimere il concetto di tutelare e mantenere intatta la parte incontaminata del nostro essere. «Li disegno sempre in contesti antichi perché sono più attratta da quel tipo di architettura rispetto a quella moderna seppure griffata dall'archistar di turno - spiega Corsini - mi piace camminare per la nostra città ed immaginarmeli che sbucano da qualche palazzo seicentesco, o che si divertono a giocare nei nostri meravigliosi giardini. Ultimamente ho dipinto anche la nostra Ghirlandina». Anna Corsini ha esposto (e continua ad esporre) i suoi quadri in parecchie mostre, ma due che le sono rimaste particolarmente nel cuore sono quelle che ha fatto al Club Europa '92 quando il maestro Pavarotti era ancora in vita: «Luciano era un amante dell'arte contemporanea, quindi non so quanto gli piacessero le mie opere, ma a qualcuno vicino a lui sono piaciute e ne sono orgogliosa. Così come mi ha fatto tanto piacere vedere commuoversi Lino Banfi che ho conosciuto in occasione della consegna del mio quadro che aveva come soggetto Padre Pio circondato da una corona di angeli. È una persona stupenda, dal cuore bambino. Ecco il perché di quegli occhi lucidi».

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