Modena: «Cantiere allagato ridotto a discarica»
Manca la sicurezza, il livello di acqua aumenta, gli scavi sono fermi ma si teme per la falda: «Così da mesi, nessuno fa nulla»
MODENA. «Un cantiere abbandonato». Siamo alla “Cava Rubbiani 2012”. Lo spazio di San Damaso è in concessione alla Granulati Donnini fino al 26 giugno 2018. Per accedervi occorre percorrere la via che porta il nome della zona e salire sull’argine. Già dall’alto si nota che i lavori sono fermi. La zona è ricoperta dall’acqua. Dall’altra parte dell’area si trovano due tubi, ma non le pompe per il deflusso. Le recinzioni non sono presenti dappertutto. In certi tratti sono state danneggiate o spostate, in altri mancano completamente. La scritta con le informazioni legate al cantiere è staccata dal cancello. Alcune informazioni sono state coperte da terra e polvere. «Vedremo a settembre cosa succederà quando riprenderanno i lavori - spiega Emilio Salemme, presidente per la Consulta della tutela ambientale - in ogni caso il cantiere non è operativo e le norme di sicurezza non sono considerate». «Perché il Comune di Modena ha autorizzato scavi a falda aperta? Ci sono deroghe specifiche?», domanda Sabina Piccinini. La donna è consigliere comunale a San Cesario e insegnante di matematica. «La superficie totale dell’intervento, nell’ipotesi di massimo utilizzo, è pari a 53.846 metri quadri - quantifica Piccinini - e prevede l’esportazione di 80mila metri cubi di ghiaia. La profondità di escavazione è pari a nove metri dal piano campagna. Il problema è che da mesi la cava risulta costantemente allagata». La preoccupazione di Salemme è evidente: «La cava è in stato di abbandono, come una discarica nonostante l’attività estrattiva risulti ancora in esercizio».
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Il consigliere Piccinini ha già effettuato diverse segnalazioni. Tra gli organi contattati anche l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia. «Ieri erano impegnati - spiega la donna - confido che mandino presto una squadra e voglio essere presente». «Sollecitiamo Arpae e il Comune nei controlli - replica Elisabetta Scardozzi, da oggi capogruppo del Movimento 5 Stelle di Modena - della cava e delle cave in generale. Il Comune è stato informato a inizio dell’anno e c’era molta meno acqua. Ci hanno garantito che avrebbero fatto controlli. Tuttavia, non abbiamo ricevuto né risposte né documentazioni in merito». I pentastellati da tempo hanno seguito gli sviluppi dell’area, studiando le carte. Dai documenti emerge che è previsto “un recupero di tipo naturalistico, finalizzato alla creazione di zone umide favorevoli ad un più completo recupero floristico e faunistico dell’area”. Ecco che il M5S di Modena chiede di «verificare nuovamente se la ditta proprietaria dei terreni abbia rispettato tutte le procedure previste in materia di estrazioni di ghiaia». «La legge stabilisce che non si devono lasciare a livello campagna i limi - rinforza Salemme - e in più hanno scavato in falda. I cavatori a Modena fanno la legge per i fatti loro. Abbiamo contattato anche la Forestale, contatteremo anche le forze dell’ordine per gli aspetti legati alla sicurezza». «Come siamo messi a livello di sicurezza? - chiede ancora Piccinini - Dove sono i mezzi? Perché il cantiere è abbandonato?».
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