Carpi «Senza lavoro nè tutele»: il dramma di 80 lavoratori di Coen e Arb2
Aziende chiuse all’improvviso. La Cgil: «Subito gli ammortizzatori sociali» Il titolare: «Ho portato i libri in Tribunale». Le preoccupazioni degli operai
CARPI I portoni di Coen e Arb2 di Carpi chiusi. La disperazione dei dipendenti si respirava e si vedeva. Un’impiegata è scoppiata a piangere, mentre altre sue colleghe cercavano di infonderle coraggio. D’altra parte come reagire quando il tuo lavoro scompare dall’oggi al domani mentre tu a casa hai figli da sfamare e mutuo da pagare?
Erano circa 60 i dipendenti delle due aziende di “stiro-ripasso-imbusto” che ieri mattina hanno presidiato l’ingresso delle due aziende che fanno capo alla stessa proprietà. Con loro i sindacalisti Cgil e le forze dell’ordine a vigilare sul blocco stradale della Romana nord, all’ingresso della Steton dove l’azienda ha in affitto uffici e capannoni.
«Io lavoro qui da 13 anni - spiega Vincenza Giuliani -; mi occupo di ripasso e imbusto. Ultimamente il clima in azienda era diventato infernale. Pensi che c’era un direttore che quando si arrabbiava, arrivava a dirci che non eravamo degne di vivere. Adesso sono molto preoccupata: ho mille euro al mese di mutuo, come farò a pagarlo?». «Abbiamo visto dei Tir portare via del materiale dall’azienda mentre era chiusa - racconta Marie Laure, di origine francese - e per questo motivo chiediamo chiarimenti e trasparenza alla proprietà. Cosa ci attende per il prossimo futuro? Da parte mia sono preoccupatissima: sono sola e devo sostenere due figli studenti». «Io - dice rassegnata Erica Pellicciari - lavoro per questo gruppo da 8 anni; sono un’impiegata. A casa sarà un bel problema senza il mio stipendio». «È stata davvero una sorpresa questa chiusura totale improvvisa - spiega Enzo De Ciantis che lavorava alla Arb2 - sapevo che c’era personale in esubero, ma mai avrei pensato a un blocco totale. Per quanto mi riguarda sono a 4 anni dalla pensione: spero di arrivarci...».
L’anomalia di questo caso è evidenziata anche dai sindacalisti della Cgil i quali ammettono che gli stipendi sono sempre stati pagati ma che la proprietà, rappresentata da Alessandro Bizzarri, a un certo punto, invece di scegliere le strade consentite per garantire gli ammortizzatori sociali ai dipendenti, ha preferito chiudere all’improvviso. La Cgil chiede per i dipendenti l’immediata attivazione degli ammortizzatori sociali. Il titolare dal canto suo spiega: «Ho portato i libri in Tribunale perché non c’è più lavoro; ribadisco inoltre che non ho aperto un’altra azienda e che i camion usciti dai capannoni hanno portato la merce in lavorazione ai proprietari».
Sul posto è arrivato anche il sindaco che ha ascoltato operai e sindacalisti ai quali ha espresso solidarietà, dando la propria disponibilità per garantire la massima tutela dei lavoratori.
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