Tumore non visto: medici condannati a Modena
Le due dottoresse del centro screening di Modena per tre anni sbagliarono la diagnosi portando alla morte della donna
MODENA Un anno di carcere a testa per le due dottoresse radiologhe che per tre anni di seguito diagnosticarono alla paziente una ciste al seno in seguito rivelatasi un tumore mortale. Pena sospesa a condizione che venga immediatamente pagata una provvisionale da 150mila euro a ciascuno dei tre familiari costituitisi parte civile (assisititi dall’avvocato Luca Brezigar). Risarcimento da definire in sede civile con responsabilità in solido a carico dell’Ausl e del Policlinico di Modena. Questa la sentenza del giudice Manuela Cortelloni che ha portato alla condanna delle radiologhe Rossella Negri del Centro Screening Mammografico del Poliambulatorio e di Luciana Di Pancrazio della Diagnostica per Immagine del Policlinico, difese dall’avvocato Andrea Mattioli. La vittima della diagnosi errata è Gloria Dalla Rovere, moglie di Guido Aggazzotti, della storica famiglia modenese. Una donna morta nel giugno 2010 lasciando nello strazio i familiari che l’hanno vista spegnersi lentamente tra atroci tormenti quando il male, finalmente riconosciuto, era ormai troppo avanzato per ogni cura.
IL PROCESSO Il processo è ruotato tutto sulla domanda se una diagnosi corretta avrebbe potuto allungare la vita di Gloria Dalla Rovere, una donna da sempre attenta alla sua salute e al suo corpo. Soprattutto dopo aver subito una mastectomia per la scoperta nel 1998 di un nodulo sul seno.
La sua attenzione nel sottoporsi alle visite e ai controlli con screening periodici l’aveva premiata fino al 2003 quando dalla diagnosi compiuta al centro specialistico del Poliambulatorio era stata evidenziata la presenza di un piccolo corpo proprio nel punto in cui la paziente manifestava un dolore. Per ben sei volte consecutive, ad ogni visita semestrale, le due dottoresse le aveva diagnosticato la presenza di una ciste. Poi nel 2006 una terza dottoressa, su insistenza di Gloria che sente il forte dolore a distanza di anni, pratica il cosiddetto “ago aspirato” sulla protuberanza e scopre che non è una ciste bensì un tumore oltrettutto avanzato.
LA SENTENZA Quella recidiva cambia completamente la vita dell’intera famiglia che, di fronte alla gravità del momento, si mette ad assistere a tempo pieno Gloria. Ma il suo stato di salute peggiora rapidamente e nonostante le cure inizia a provare forti dolori, diventa inferma e alla fine di un decorso straziante muore nel giugno 2010. Una storia rievocata in aula anche dalla figlia Giulia, oggi medico, rimasta per sempre segnata dall’accaduto. Proprio per la delicatezza del caso, il giudice ha ascoltato ben sette consulenti medici prima di arrivare alla sentenza.
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