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Policlinico di Modena: «Così si sperimentava sulla pelle dei pazienti»

di Carlo Gregori
Policlinico di Modena: «Così si sperimentava sulla pelle dei pazienti»

Il dottor Monopoli: «Con l’arrivo di Sangiorgi pressing per “arruolamenti” in studi consenso informato in 10 minuti, visite moltiplicate, complicanze drammatiche»

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MODENA. Una crescita esponenziale di sperimentazioni cardiologiche che corrispondeva - inspiegabilmente - a un calo delle spese, come affermato dalla stessa direttrice davanti al suo staff. Un arruolamento frenetico di pazienti a queste sperimentazioni in aumento. La necessità di condensare le informazioni da dare la paziente per ottenere il suo consenso: in media una decina di minuti su materie scientifiche complessissime. L’uso di materiali cardiologici per uno studio poi fermato dalla stessa casa biomedicale che li forniva. La dimissione dei pazienti con lettere scritte da colleghi ignari delle sperimentazioni. Infine complicanze gravissime che obbligavano a trasferire il paziente altrove, anche a Baggiovara, in assenza di una struttura adeguata.

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Lo scenario fornito in quattro ore al Collegio dei giudici ieri mattina dal dottor Daniel Enrique Monopoli, venezuelano, cardiologo strutturato e responsabile alla Emodinamica al Policlinico, è molto simile a un puzzle i cui pezzi si incastrano lasciando vedere una figura a tratti sconcertante.

Monopoli, va detto, non ha tratteggiato uno scenario di attività criminali, ma la sua testimonianza ha messo in luce punti finora rimasti in ombra e soprattutto ha moltiplicato i dubbi su ciò che avveniva al reparto di Cardiologia sotto la direzione della professoressa Maria Grazia Modena e soprattutto nell’emodinamica diretta dal professor Massimo Sangiorgi (ieri presente in aula).

Monopoli, chiamato al Policlinico proprio dalla Modena, ha raccontato che l’indubbia alta preparazione scientifica, l’estro e le capacità di Sangiorgi erano state messe immediatamente a frutto con il suo debutto: al momento di presentarsi il cardiologo romano aveva illustrato il suo progetto che trasformava un tranquillo reparto di assistenza con qualche ricerca in un turbo-centro di sperimentazione.

Ogni decisione veniva rinviata a Sangiorgi, diventato primo ricercatore e deus-ex-machina del reparto: rispondeva solo alla Modena. Per questo alle riunioni venivano illustrate le nuove ricerche senza che si approfondissero i dettagli. Di solito, ha spiegato Monopoli, erano graditi gli interventi “collaborativi”; diversamente chi non si adattava alla nuova “mission” era invitato a esercitare il proprio diritto di licenziarsi... Per questo venivano presentati i protocolli già confezionati, venivano spiegati, illustrati e discussi, si assegnavano gli incarichi formando delle micro-équipe senza che fossero chiare le autorizzazioni.

A quel punto iniziava un’attività di pressing sui medici per cercare sempre più pazienti da sottoporre alle sperimentazioni. Pazienti da “arruolare”, secondo il gergo, dopo un contatto informativo di pochi minuti per poi ottenere la firma al consenso informato. Erano sufficienti per capire in cosa si imbarcava un cittadino qualsiasi? Fatto sta che alcuni pazienti erano arruolati per più sperimentazioni. Ha spiegato Monopoli che quei pazienti che dovevano subire interventi o trattamenti in una sola volta venivano chiamati più volte e sottoposti a numerosi controlli anche invasivi e a coronarografie. Al momento della dimissione dall’ospedale però spesso mancava Sangiorgi, via per impegni di lavoro, e la lettera veniva firmata da un cardiologo di turno spesso ignaro della sperimentazione corrispondete al paziente. Se poi capivano complicanze, in mancanza di una sala attrezzata interna, i pazienti gravi o gravissimi venivano portati al Ponto soccorso che li girava a unità chirurgiche oppure a Baggiovara.

Resta il problema degli illeciti. Monopoli ha detto di non aver mai sentito parlare di denari alle riunioni. Ha visto però girare dispositivi non previsti dalla prassi e soprattutto personale che entrava in sala non si sa autorizzato da chi, come il famoso “Medico d’Egitto”, l’Ahmend Razq che senza titolo prendeva parte agli interventi. Dopo Monopoli, ha parlato il dottor Daniele Iaccarino.

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