Quell’Isola Verde di Modena era un fenomeno
Il dancing di via Ghiaroni, alla fine degli Anni Ottanta diventò un caso nazionale. Spiato e imitato dai concorrenti
MODENA 29 Settembre non è solo il titolo di una canzone dell’Equipe 84, ma è anche il giorno che fece esplodere il miracolo musicale dell'Isola Verde. Si era al tramonto degli anni '80, esattamente al 1989, e Modena diventò la capitale del divertimento, tanto è vero che arrivavano da altre città del Nord Italia, gruppi di giovani per cercare di entrare e ballare l'hully gully, il tuca tuca, i lenti. Mai nessuna discoteca in Italia era riuscita a coinvolgere, il lunedì sera, migliaia di persone perché era un fatto di tendenza: non si poteva mancare alla clou a livello nazionale. C'era fretta per arrivare poiché i vigili chiudevano le strade per arrivare fino a via Ghiaroni, sede dell'Isola Verde. E una volta all'ingresso bisognava fare una ulteriore fila poiché il locale non riusciva a contenere la massa di gente in attesa e bisognava aspettare che uscisse qualcuno per fare entrare altri.
Anche la stampa nazionale si interessò del “fenomeno” Isola Verde. Il settimanale Panorama catapultò a Modena una sua inviata per cercare di capire il nuovo fenomeno del ballo.
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Graziano Tagliati, imprenditore dello spettacolo, che ha sempre avuto l'intuito giusto, si accorse che qualcosa stava cambiando e volle inventarsi un'isola tutta da scoprire. «La gente era stufa dei locali cupi e della musica assordante, della tirannia del look e dell'esibirsi a tutti i costi. Al diavolo le mode esagerate. La gente vuole solo stare bene», così Tagliati rispondeva all'inviata di Panorama. Lo shake, l'hully gully, il ballo del pinguino, il ballo della steppa e gli immancabili lenti, erano i generi che tutta Italia stava per copiare.
Alla consolle c’era il dj Ivan: toglieva l'audio ed a un suo cenno tutti intonavano successi che nessuno avrebbe mai pensato potessero decretare il successo di una discoteca. Visto il momento favorevole venne realizzato anche un album, “Se non balli ti tirano le pietre” con Roberto Tomasi e Sergio Forse che cantavano Samarcanda, Balla, Rumore ed alcuni medley di quei successi che riuscivano a riempire la pista. «Ebbe anche un buon riscontro di vendite - racconta Graziano Tagliati - Quasi tutti i dj ne avevano uno per proporlo nel corso delle loro serate».
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«Sono stati anni molto belli ed abbiamo avuto tante soddisfazioni - continua Tagliati - Io ho riscoperto una scaletta musicale che avevo in testa quando suonavo. Erano la metà degli anni Sessanta. Naturalmente rinnovammo anche il locale tenendo conto di quello che volevamo fare. Coinvolsi un architetto che lavorava per la Rai, Nico Calia, che adattò l'ambiente che i miei colleghi di tutta Italia hanno cercato di copiare. Ogni lunedì, sulla balconata del locale vi erano sempre una trentina di gestori di tutta Italia che registravano la scaletta musicale per proporla nei loro locali».
Forse anche la gente era diversa ma con tanta voglia di divertirsi. Il pubblico non voleva mai lasciare il locale, anche dopo che dj Ivan aveva chiuso con la sigla. Non si poteva andare oltre anche perché è stata sempre “una guerra” con chi abitava nei dintorni e le forze dell'ordine erano di casa in via Contrada e via Ghiaroni.
«Le donne più belle e gli ospiti più importanti erano all'Isola Verde - puntualizza Tagliati - A parte tutti gli artisti che sono venuti per lavoro abbiamo avuto ospiti come Zucchero, Fio Zanotti, Edoardo Bennato, Mal, i Dik Dik. Anche loro volevano capire cosa stava succedendo a Modena il lunedì sera. Negli altri giorni il locale cambiava pelle e si ballava con le orchestre. Il venerdì sera invece ai dischi c'era Diego Ferrari per un'altra serata giovane. Io mi occupavo del lato artisico e della comunicazione, ma avevamo un personale molto bravo che si dava davvero da fare».
Infine, abbiamo chiesto a Tagliati di raccontarci un episodio simpatico di quegli anni. «I vigili urbani chiudevano le strade per arrivare al locale e la gente era costretta a camminare a piedi - conclude l'imprendore modenese - Una sera ho fatto trovare a tutti una sorpresa: visto che molta gente era fuori in attesa di entrare, per intrattenerla avevo ingaggiato la Banda di Riccò che proponeva musica classica. I vigili si infuriarono e mi stavano cercando per portarmi al comando. E invece alla fine è diventata una festa per tutti, anche per la gente del quartiere».
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