Multa da 20 milioni al Gruppo Argenta
L’impresa di Reggio Emilia e Carpi rientra fra quelle colpite per un totale di 100 milioni. Nel mirino anche “Buonristoro”
Aziende di distributori automatici di bevande si accordavano fra loro per eludere le norme sulla concorrenza e mantenere in questo modo prezzi elevati ai danni dei consumatori. E fra queste aziende c’è anche la Argenta, che ha le sedi principali a Reggio Emilia e Carpi ed è nata dalla carpigiana ex Dorando, che ha dominato il mercato per lungo tempo. Ma fra i marchi sotto accusa, e ora sanzionati dall’Antitrust, c’è anche il Gruppo Buonristoro con la Demil di Campogalliano, oltre a tanti altri non presenti sul territorio modenese. Ora l’Antitrust ha sanzionato i principali operatori della distribuzione automatica e semi-automatica di alimenti e bevande e la loro associazione di categoria (Confida) con una multa complessiva di oltre 100 milioni per l’esistenza di un’intesa anticoncorrenziale.
Il conto più salato ha colpito il gruppo reggiano Argenta, per il quale la sanzione ammonta a 20 milioni di euro. Un salasso per il leader del settore che conta 2 milioni di consumazioni al giorno di caffè, acqua, bibite e snack, per un fatturato 2015 di 148 milioni.
Per il Gruppo Argenta la contestazione riguarda sette anni, dal 2008 al 2014, come riportato nelle 240 pagine del provvedimento dell’Antitrust.
L’accordo si era concretizzato nella ripartizione del mercato e della clientela, oltre che nel coordinamento dei prezzi di vendita. Secondo l’Antitrust il “cartello” anti-concorrenza era in atto da almeno otto anni e sono stati sanzionati: Gruppo Argenta; D.a.em. e le sue controllate Molinari, Dist.Illy, Aromi, Dolomatic e Govi (Gruppo Buonristoro); Ge.s.a, Gruppo Illiria, IVS Italia, Liomatic, Ovdamatic, Sogeda, Sellmat, SE.RI.M., Supermatic. com-Ggz. L’Antitrust ha anche definito il ruolo anticoncorrenziale svolto da Confida: «Il coordinamento in materia di prezzi - ha chiarito l’Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella - è consistito nel frenare condotte aggressive di prezzo da parte del mercato in occasione di eventi esterni (come, per esempio, l’adeguamento all’incremento dell’aliquota Iva dal 4 al 10% sui prodotti venduti mediante distributori automatici) che rischiavano di mettere in pericolo l’equilibrio collusivo raggiunto dalle parti». Confida è stata «un tassello essenziale a questo fine per l’estesa portata dei suoi interventi quali circolari, comunicati stampa, incontri sul territorio». Confida ha annunciato ricorso al Tar contro la multa. L’associazione afferma in una nota di non condividere le conclusioni a cui è giunta l’Autorità, che sembrano «piuttosto il frutto di un totale travisamento delle regole di funzionamento dei mercati della distribuzione automatica e delle logiche che li sottendono».
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