Nel nome della rosa: la primavera estate disegnata da Blumarine
Annemarie Schwarzenbach “musa” di un look di contrasti in cui realismo e glamour si incontrano conciliandosi
Se vi dicessero di pensare ad un fiore, con grande probabilità nella vostra mente si materializzerebbe una rosa. Il fiore per eccellenza, simbolo della maison Blumarine da sempre, torna protagonista nella collezione primavera-estate in versione sensuale, romantica, leggera ed intensa al passo con i tempi in cui impera il mix and match di stampe che apparentemente nessuno abbinerebbe. Opposti che si conciliano, delicatamente, in una ricerca di eleganza soffusa dove la moda si riscrive da sé, lontano da regole e imposizioni.
La donna che sceglie gli abiti disegnati da Anna Molinari non si piega ai diktat della moda, ma segue solo il suo istinto senza preoccuparsi delle convenzioni. È una donna che ama l'essere e non l'apparire, anche se sa benissimo di non passere inosservata. Musa di questo mood è Annemarie Schwarzenbach, la scrittrice, fotografa e giornalista svizzera dalla figura fortemente androgina e ribelle che fu una delle controverse protagoniste della vita culturale bohémien mitteleuropea tra la prima e la seconda guerra mondiale. Si ispirano a lei gli immensi pantaloni di canvas lavato con bluse di seta, il giubbotto con le grandi tasche sull'abito da sera ricamato, e il vezzo di lasciare che sul trench si posino, come a caso, spille e broche.
Realismo e glamour si incontrano nel contrappunto continuo di lucido e opaco, di robusto e delicato: le jupon couture sono realizzate in tela avorio o nera per esaltare volumi e grafismi a contrasto con i ricami, paillettes creano motivi floreali e lampi di luce su abiti dal taglio essenziale. La profondità tattile delle superfici è ottenuta in layering. La ricerca di personalità si traduce in una sequenza di storie attraverso l'abbigliamento: outfit come stati d'animo, intrecciati in un disegno dalla coerenza cangiante e mossa. La silhouette, aerea e allungata, dai volumi liquidi, si definisce in movimento.
I tessuti rendono tattile l'idea del contrasto: il lino robusto extra washed, duchesse, tulle, raso, sete devoré. I colori sono zuccherosi. Le tinte pastello si stemperano su tessuti leggerissimi, come vuole la tradizione primaverile, infranta immediatamente dai rigorosi tagli maschili degli chemisier e dei “pigiama da giorno” dagli ampi volumi. Le righe si fondono con le rose sulle trasparenze del tulle, flash dai colori accesi come l'arancione, il fucsia e il giallo attraversano gli abiti impalpabili, disegnando grafismi botanici intorno alla figura. La seta si prende la scena con lo scintillio dei decori in paillettes.
Nel backstage della sfilata che si è tenuta a Milano lo scorso settembre, la stilista carpigiana ha mostrato con orgoglio emiliano le creazioni in canapa, fibra vegetale largamente diffusa sul nostro territorio fino al dopoguerra, o l'impalpabile seta che la nostra regione produceva in modo talmente sublime da competere con il mercato orientale che giungeva in Italia da Venezia. Una collezione intrisa di ricordi di famiglia sublimati nella mini bag in vernice colorata ricoperta di borchie, che prende il nome dalla mamma di Anna Molinari: Odette.
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